Rimanere, insegnare, ricordare «La Chiesa non abbia paura di uscire da se stessa»

   E noi votiamo e ci facciamo governare da questi partiti falliti.. che oltre a non aver bilanci pubblici  trasparenti.. non sono capaci di gestire milioni di euro..pubblici e privati..  essendo i partiti equiparabili ad aziende decotte.

Gabriele Cervi

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 PROVINO

 

Rimanere, insegnare, ricordare
 

 

 
 
Domenica di Pentecoste
Anno C

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre. Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato. Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto».

Il Padre vi darà un altro “Paràclito”: nome che significa “Colui che è chiamato accanto”, 
“Uno accanto a noi”, a nostro favore, non “contro” di noi; perché quando anche il cuore ci accusi, ci sia qualcuno più grande del nostro cuore: nostro Difensore. Perché quando siamo sterili e tristi, sia accanto come vento che porta pollini di primavera, come fuoco che illumina la notte: Creatore e Consolatore. Perché quando siamo soli, di solitudine nemica, sia colui che riempie la casa, il Dio vicino, che avvolge, penetra, fa volare ad altezze nuove i pensieri, dà slancio a gesti e parole, sulla misura di quelli di Cristo.
Rimarrà con voi per sempre, vi insegnerà ogni cosa, vi ricorderà tutto quello che vi ho detto. Tre verbi pieni di bellissimi significati profetici: «rimanere, insegnare e ricordare». Che rimanga con voi, per sempre. Lo Spirito è già qui, ha riempito la casa. Se anche io non sono con Lui, Lui rimane con me. Se anche lo dimenticassi, Lui non mi dimenticherà. Nessuno è solo, in nessuno dei giorni.
Vi insegnerà ogni cosa: lo Spirito ama insegnare, accompagnare oltre verso paesaggi inesplorati, dentro pensieri e conoscenze nuovi; sospingere avanti e insieme: con lui la verità diventa comunitaria, non individuale. 
Vi ricorderà tutto: vi riporterà al cuore gesti e parole di Gesù, di quando passava e guariva la vita e diceva parole di cui non si vedeva il fondo.
Pentecoste è una festa rivoluzionaria di cui non abbiamo ancora colto appieno la portata. Il racconto degli Atti degli Apostoli lo sottolinea con annotazioni precise: venne dal cielo d’improvviso un vento impetuoso e riempì tutta la casa.
La casa dove gli amici erano insieme. Lo Spirito non si lascia sequestrare in luoghi particolari che noi diciamo riservati alle cose del sacro. Qui sacra diventa la casa. La mia, la tua, tutte le case sono ora il cielo di Dio.
Venne d’improvviso, e i discepoli sono colti di sorpresa, non erano preparati, non era programmato. Lo Spirito non sopporta schemi, è un vento di libertà, fonte di libere vite. Apparvero lingue di fuoco che si posavano su ciascuno. Su ciascuno, su ciascuno di noi. Nessuno escluso, nessuna distinzione da fare. Tocca ogni vita, è creatore e vuole creatori; è fuoco e vuole per la sua Chiesa coscienze accese e non intorpidite o acquiescenti. 
Lo Spirito porta in dono un sapore di totalità, di pienezza, di completezza che Gesù sottolinea per tre volte:insegnerà ogni cosa, ricorderà tutto, rimarrà per sempre. E la liturgia fa eco: del tuo Spirito Signore è piena la terra.
In Lui l’uomo, e il cosmo, ritrovano la loro pienezza: abitare il futuro e la libertà, abitare il Vento e il Fuoco, come nomadi d’Amore.
(Letture: Atti 2,1-11; Salmo 103; Romani 8,8-17; Giovanni 14,15-16.23-26).



«La Chiesa non abbia paura
di uscire da se stessa»
“Quando la chiesa diventa chiusa, si ammala. Pensate ad una stanza chiusa per un anno, una chiesa chiusa è ammalata, la chiesa deve uscire verso le periferie esistenziali, qualsiasi esse siano. Preferisco mille volte una Chiesa incidentata, piuttosto che chiusa e malata”. “Gesù ci dice andate, predicate, date testimonianza del Vangelo”. Lo ha detto il Papa, nella veglia di Pentecoste dedicata all’incontro con i movimenti, le comunità e le associazioni ecclesiali del mondo. Un evento festoso che ha portato in piazza San Pietro 200mila persone, il numero più alto dall’avvento del nuovo Pontefice. “Quello che è in crisi è l’uomo come immagine di Dio, una crisi profonda. In questo momento di crisi non possiamo preoccuparci solo di noi”, ha aggiunto il Papa, che nel suo disocrso ha risposto direttamente ad alcune domande rivoltegli durante la veglia. «Non dobbiamo diventare cristiani inamidati, ma coraggiosi».

“La Chiesa non è un movimento politico, né una struttura ben organizzata, saremmo una vuota rganizzazione”. È il monito che Papa Francesco rivolge in piazza San Pietro ai movimenti che si sono riuniti per la veglia di Pentecoste. “Siate furbi -ammonisce Francesco- il diavolo ci inganna. Dobbiamo invece vivere il Vangelo e dare testimonianza della solidarietà, dell’amore fraterno, della condivisione”.

Un monito del Papa è andato anche alla necessità dell’etica nella vita pubblica: “La mancanza di etica nella vita pubblica fa male all’umanità intera”. E ancora: “Questa è una crisi dell’uomo, che distrugge l’uomo. Nella vita pubblica, politica se non c’è l’etica tutto è possibile, tutto si può fare. Allora vediamo, leggiamo i giornali come la mancanza di etica nella vita pubblica fa tanto male all’umanità intera”. Un discorso vibrante, quello del Papa, che ha preso spesso le mosse dalla sua esperienza personale, e dai suoi ricordi da giovane (“Nonna ci insegnava il catechismo, ci portava alla processione delle candele. È stata lei ad avermi dato il primo annuncio cristiano”)
.Un passaggio del discorso è stato dedicato alla crisi economica: “La nostra crisi di oggi è che non interessa se la gente muore di fame, se non ha niente. Ci si preoccupa delle banche o della finanza…”., ha detto papa Francesco rispondendo a una delle quattro domande che gli sono state poste dai rappresentanti dei movimenti. “Se cadono gli investimenti, le banche, questa è una tragedia, se le famiglie stanno male, non
hanno da mangiare allora non fa niente: questa è la nostra crisi di oggi”.

L’ARRIVO IN PIAZZA.Papa Francesco è arrivato in piazza San Pietro per la veglia di Pentecoste con i movimenti, le comunità, le associazioni e le aggregazioni laicali nel’Anno della fed, a bordo della jeep bianca scoperta. Il Pontefice ha percorso quasi tutta via della Conciliazione e i settori di piazza San Pietro per salutare il più da vicino possibile le 200mila persone (il dato è fornito dalla Sala stampa della Santa Sede) assiepate da ormai diverse ore. Il cielo che prima minacciava pioggia ha fatto posto al sole ad accompagnare questo momento di comunione tra il Papa e la folla, che lo ha vissuto con intensità. “I giovani che si trovavano sull’altare – ha scritto Roberta Pacifico su Twitter – sfuggono al protocollo e vanno a salutare ed abbracciare il Papa».

Venivano da tutto il mondo – persino dalla Nuova Zelanda – gli oltre 150 mila fedeli che hanno affolato la piazza e le zone circostanti, anche lungo Via della Conciliazione, espressione di 150 realtà ecclesiali in pellegrinaggio presso la tomba del principe degli apostoli. Tra le principali, l’Azione Cattolica, Comunione e liberazione, Sant’Egidio, i Focolari, i Neocatecumenali, scout e tanti altri.

Già dalle prime ore di questa mattina, file interminabili di persone si sono snodate dai bordi della piazza sino all’ingresso della basilica. Dopo la sosta di preghiera, di nuovo in piazza San Pietro per prendere posto in attesa dei due momenti che hanno caratterizzato il pomeriggio: il primo, fatto di canti e musica, e il secondo di raccoglimento e riflessione con papa Francesco per la veglia di Pentecoste. Il Pontefice ha ascoltato le loro esperienze, tra cui la testimonianza del politico cristiano Paul Bhatti, fratello del ministro ucciso Shabhaz, e offerto le sue indicazioni. Domani mattina, alle 10.30, il culmine del pellegrinaggio con la Messa di Pentecoste celebrata dal Pontefice.

I movimenti, le nuove comunità, le associazioni e le aggregazioni laicali vivono l’esperienza della Chiesa “come evangelizzatori nel mondo contemporaneo”. Li ha definiti così monsignor Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione, nell’intervento tenuto durante la veglia, vissuta in un profondo clima di preghiera.

 Gabriella

 

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Rimanere, insegnare, ricordare «La Chiesa non abbia paura di uscire da se stessa»ultima modifica: 2013-05-19T18:02:00+02:00da mobbing21
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