POLITICI CRISTIANI….? IL VANGELO CHIAMATI A ESSERE TESTIMONI DI LUCE

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SAN. ARCHELAO PARROCCHIA DI CASTELVERDE

 

                                                                       

3348.GIFOMAGGIO AL SANTO PADRE BENEDETTO XVI

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Chiamati a essere testimoni di luce
 

 

 
 
III Domenica d’Avvento Anno B Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce. Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e levìti a interrogarlo: «Tu, chi sei?». (…) Rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaìa» (…). Venne Giovanni mandato da Dio, venne come testimone, per rendere testimonianza alla luce. Ad una cosa sola il profeta rende testimonianza: non alla grandezza, alla maestà, alla potenza di Dio, ma alla luce. Ed è subito la positività del Vangelo che fiorisce, l’annuncio del sole, la certezza che il rapporto con Dio crea nell’uomo e nella storia un movimento ascensionale verso più luminosa vita. Giovanni afferma che il mondo si regge su un principio di luce, che vale molto di più accendere una lampada che maledire mille volte la notte. Che la storia è una via crucis ma anche una via lucis che prende avvio quando, nei momenti oscuri che mi circondano, io ho il coraggio di fissare lo sguardo sulla linea mattinale della luce che sta sorgendo, che sembra minoritaria eppure è vincente, sui primi passi della bontà e della giustizia. Ad ogni credente è affidato il ministero profetico del Battista, quello di essere annunciatore non del degrado, dello sfascio, del peccato, che pure assedia il mondo, ma testimone di speranza e di futuro, di sole possibile, di un Dio sconosciuto e innamorato che è in mezzo a noi, guaritore delle vite. E mi copre col suo manto dice Isaia, e farà germogliare una primavera di giustizia, una primavera che credevamo impossibile. Per tre volte domandano a Giovanni: Tu, chi sei? Il profeta risponde alla domanda di identità con tre “no”, che introducono il “sì” finale: io sono Voce. Egli trova la sua identità in rapporto a Dio: Io sono voce, la parola è un Altro. Io sono voce, trasparenza di qualcosa che viene da oltre, eco di parole che vengono da prima di me, che saranno dopo di me. Testimone di un altro sole. Chi sei tu? È rivolta anche a noi questa domanda decisiva. E la risposta è come in Giovanni, nello sfrondare da apparenze e illusioni la nostra vita. Io non sono l’uomo prestigioso che vorrei essere ne il fallito che temo di essere. Io non sono ciò che gli altri credono di me, né un santo, né solo peccatore. Io non sono il mio ruolo o la mia immagine. La mia identità ultima è Dio; il mio segreto è in sorgenti d’acqua viva che sono prima di me. La vita scorre nell’uomo, come acqua nel letto di un ruscello. L’uomo non è quell’acqua, ma senza di essa non è più. Così noi, senza Dio. E venne un uomo mandato da Dio. Anch’io sono un uomo mandato da Dio, anch’io testimone di luce, ognuno un profeta dove si condensa una sillaba del Verbo. Il nostro tempo è tempo della luce nel frammento opaco, di fiducia e smarrimento, dentro il quale io cerco l’elemosina di una voce che mi dica chi sono veramente. Un giorno Gesù darà la risposta, e sarà la più bella definizione dell’uomo: Voi siete luce! Luce del mondo.  


LETTERA PUBBLICATA DAL SETTIMANALE LA VITA CATTOLICA DIOCESI DI CREMONA GIOVEDI 8 DICEMBRE 2011


POLITICI CRISTIANI?
 
 
AVVENTO
 
Benedetto XVI accende l’albero di Natale di Gubbio
 
 
​Da trent’anni, nella medievale città di Gubbio il periodo natalizio segna l’arrivo di una singolare creazione dell’ingegno umano. È l’albero di Natale più grande del mondo, disegnato sull’intero versante della montagna che domina l’antico borgo umbro.

L’idea fu realizzata per la prima volta nel 1981. Dal ’91 l’Albero di Gubbio è entrato persino nel Guinness dei primati e i numeri rendono davvero l’idea della grande impresa: la sagoma luminosa dell’abete natalizio è disegnata da 300 punti luce e colorata all’interno da altre 400 lampade di grandi dimensioni. In totale i cavi utilizzati hanno una lunghezza di 7.500 metri, le prese e le spine per le connessioni sono circa 1.350 e veicolano 35 chilowatt di corrente elettrica. La stella cometa è disegnata da 250 luci e si sviluppa su una superficie di mille metri quadrati. Il tutto per un’altezza complessiva della creazione luminosa di 750 metri e una larghezza di 450.

Inutile dire che dal 1981 l’Albero di Gubbio ha fatto davvero il giro del mondo e per gli eugubini rappresenta ogni anno un concittadino che si aggiunge per festeggiare il Natale.

«È come quando per il periodo natalizio – commenta Danilo Sannipoli, del comitato “Albero di natale più grande del mondo” – gli emigranti tornavano in città per le feste e si riunivano con la loro famiglia. Mi venne così l’idea di definire l’albero come un concittadino in più nel periodo di Natale. Poi, per noi, è davvero una creazione che ci fa molta compagnia».

L’idea e la realizzazione di questa singolare e suggestiva luminaria – alimentata dall’energia “verde” che arriva da un impianto idro-elettrico – è opera di un gruppo di volontari che da settembre, ogni fine settimana, stendono i cavi e montano le luci che danno forma all’albero.

«Il gruppo è formato da una cinquantina di volontari – ci spiega Pavilio Ramacci che del comitato è presidente – e negli ultimi anni sono arrivati anche molti giovani: sono loro che daranno un futuro al nostro albero. Insomma, dai ventenni agli ottantenni lavoriamo tutti insieme per raggiungere questo grande risultato».
«Avevo 13 anni quando mio padre mi portò per la prima volta a vedere come si “costruiva” l’albero – ricorda Francesco Costantini, uno dei volontari – e da allora, così, è iniziata la mia personale avventura nel comitato. Certo, per noi giovani non è semplice alzarsi presto la domenica mattina, ma l’albero è davvero una cosa stupenda per la città e per il mondo e quindi ne vale proprio la pena».

La grande novità del 2011 è che l’accensione dell’albero di Natale più grande del mondo, oggi pomeriggio a partire dalle ore 18, sarà opera di papa Benedetto XVI. Un’attivazione ad alta tecnologia, grazie a un circuito telematico-elettronico-elettrico gestito da un tablet, che il Pontefice sfiorerà per illuminare il Natale di Gubbio e del mondo.

«Abbiamo appena celebrato l’anno giubilare per l’850° anniversario della morte del nostro patrono sant’Ubaldo – spiega il vescovo di Gubbio, Mario Ceccobelli – e il Giubileo diocesano si chiude con quest’ultimo gesto dell’accensione dell’albero di Natale più grande del mondo. Le luci sono proprio sul monte Ingino, dove si trova la basilica dedicata al patrono. Quello del Papa è un gesto molto bello e che ci commuove. Ci sembrava quasi una cosa da non chiedere al Santo Padre, poi abbiamo convinto prima noi stessi e poi il Pontefice ci ha donato il suo tempo per questo gesto».


Daniele Morini
IMPOSTE E REGOLE
 
Bagnasco: l’Ici?
Legge giusta
basta confusione
 
 
Il vento della polemica pretestuosa sulla Chiesa e l’Ici, che già paga ma secondo alcuni non pagherebbe, soffia fino a Bruxelles: «Posso dire – dichiarava ieri Mario Monti durante la conferenza stampa al termine del Consiglio Ue – che in questi 17 giorni non abbiamo preso nessuna decisione e mi fermo qui. Sono anche a conoscenza di una procedura Ue sugli aiuti di Stato». Il vento gira, fa dietrofront e cala su Genova, dove, sempre ieri, il cardinale Angelo Bagnasco partecipava a un convegno dell’Ucid. Il presidente della Cei giudica ragionevole la normativa vigente, «riproposta in pagine documentate e dettagliate da Avvenire, cosa importante perché c’è un po’ di disinformazione», normativa che «riconosce il valore sociale delle attività svolte da una pluralità di enti non profit». Garantisce, ancora una volta, trasparenza: «Se vi sono casi concreti, nei quali un tributo dovuto non è stato pagato, l’abuso sia accertato e abbia fine». In quest’ottica, conclude Bagnasco, «non vi sono da parte nostra preclusioni pregiudiziali circa eventuali approfondimenti volti a valutare la chiarezza delle formule normative vigenti, con riferimento a tutto il mondo dei soggetti non profit, oggetto dell’attuale esenzione».

Citava anche «il giornale cattolico» e i dati normativi e di fatto che su queste pagine abbiamo via via citato, il cardinale. Eppure anche ieri il mondo della politica era un coro stonato di voci reclamanti una legge che c’è già, affinché la Chiesa pagasse… quanto già paga. In ordine sparso: Ignazio Marino, senatore Pd: «Penso che la Chiesa proporrà autonomamente di pagare una tassa sulle attività commerciali, mentre tutti i patrimoni immobiliari destinati all’assistenza e a scopi umanitari dovrebbero essere protetti dalla tassazione». Proporre qualcosa che già esiste? Possibile che Marino ignori la legge 504 del 30 dicembre 1992? Possibilissimo. La ignora, sull’altro versante politico, pure Gabriella Giammanco, deputata Pdl: «Propongo che solo e soltanto gli edifici che hanno finalità commerciali siano sottoposti a tassazione», in altri termini lasciamo tutto come sta. Il collega Domenico Gramazio, anch’egli del Pdl, si dimostra altrettanto disinformato: «Ci sono edifici che non svolgono assistenza, cura o sostegno ai socialmente svantaggiati e ai diversamente abili, ma sono dati in locazione per altre attività. Questi ultimi devono pagare».

Riccardo Nencini, segretario nazionale del Psi, ha addirittura impugnato carta e penna e scritto al segretario di Stato, il cardinale Tarcisio Bertone: «Gli ho chiesto che la Chiesa stessa sia disponibile a rinunciare a una condizione di privilegio che non ci possiamo più permettere». E pensare che, a Roma, Propaganda Fide e Apsa, con le loro proprietà, sono al secondo e al terzo posto tra i contribuenti, stando ai documenti dell’Agenzia delle entrate inviati dall’Italia alla Corte europea. Ma a che cosa potrebbe servire? Ieri, per il Psi, scendeva in campo pure Bobo Craxi: «Lo Stato pontificio faccia un gesto volontario che rechi una chiara predisposizione a contribuire, in misura significativa, alla riduzione del debito italiano».

Non mancano, per fortuna, i commenti informati e ragionevoli. Mario Lupi, vicepresidente Pdl alla Camera, avverte: nessun privilegio, «è giusto che determinate attività siano esenti. E che le violazioni, se ci sono, siano punite». Francesco Giro, deputato Pdl, dimostra di essere al corrente dei fatti: «La Chiesa le sue tasse le paga tutte, secondo le norme vigenti. Questa polemica le sta producendo un danno incalcolabile all’immagine». Analogo l’intervento di Antonio De Poli, portavoce dell’Udc: «Sarebbe da irresponsabili introdurre l’imposta sui luoghi di culto. Le diocesi pagano già per gli immobili in cui si svolgono attività commerciali». Ieri si facevano autorevolmente sentire anche il Sir («Sul piano tecnico le cose sono chiare: la Chiesa cattolica paga quello che c’è da pagare, paga quello che è previsto, come tutti, e non gode di nessun privilegio»), auspicando un «segnale» significativo in occasione dei 50 anni dal Concilio; e l’Aiart, tramite il suo presidente Luca Borgomeo («Nella vicenda dei presunti privilegi fiscali della Chiesa c’è uno squilibrio informativo»). Cliccatissimo, sul web, il blog di Sandro Magister, che denuncia la disinformazione (conclusione: «Le esenzioni Ici previste dalla legge non sono denari in perdita. Sono risorse che ritornano moltiplicate allo Stato e alla società»). Paradosso vuole che lo abbia fatto sul sito del gruppo più impegnato nella disinformazione stessa.


Umberto Folena


POLITICI CRISTIANI….? IL VANGELO CHIAMATI A ESSERE TESTIMONI DI LUCEultima modifica: 2011-12-11T10:56:00+01:00da mobbing21
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