Il Papa: la Vergine senza peccato ha avvicinato il Cielo e la terra

.L’ANGELUS

 

Il Papa: la Vergine senza peccato

ha avvicinato il Cielo e la terra

 
 
“Fin dal II secolo in Oriente e in Occidente, la Chiesa invoca e celebra la Vergine che col suo sì ha avvicinato il Cielo alla terra, diventando generatrice di Dio e nutrice della nostra vita”. Lo ha ricordato il Papa nel breve discorso che ha preceduto l’Angelus di oggi, dedicato alla festa dell’Immacolata e concluso dall’invito a rivolgere “la nostra fervida preghiera a Colei che intercede presso Dio, perché ci aiuti a celebrare con fede il Natale del Signore ormai vicino”.

In attesa di compiere questo pomeriggio, com’è consuetudine, l’omaggio a Maria Immacolata in Piazza di Spagna, il Papa ha proposto una riflessione sulla figura di Maria che risplende nella Chiesa, in quanto essa continua la sua funzione materna verso gli uomini di oggi. “Maria è benedetta fra le donne – ha spiegato infatti citando il venerabile Beda – perché con il decoro della verginità ha goduto della grazia di essere genitrice di un figlio che è Dio”. E, ha scandito Benedetto XVI, “anche a noi è donata la pienezza della grazia che dobbiamo far risplendere nella nostra vita, perché il Padre del Signore nostro Gesù Cristo, come scrive san Paolo, ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale e ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati predestinandoci a essere per lui figli adottivi”. “Questa figliolanza – ha poi concluso – la riceviamo per mezzo della Chiesa, nel giorno del Battesimo” e anche “la Chiesa è, dunque, la vergine madre di tutti i cristiani”.



DISINFORMAZIONE
 
Chiesa e Ici, il fronte delle falsità alza il tiro
 
 
Come prima. Anzi persino peggio. La nuova campagna mistificatoria sulla Chiesa «rea» di non (voler) pagare l’Ici, fa segnare questa volta, accanto alle purtroppo solite macroscopiche falsità, un pericoloso salto di qualità, che tuttavia porta allo scoperto la vera posta in palio: colpire la Chiesa nelle sue attività assistenziali e di carità. Che poi non sono «sue», ma vanno a vantaggio degli strati meno abbienti della società. Per di più, dietro i campanili messi nel mirino, si vede il profilo dell’intero mondo del non profit.

C’è insomma chi continua, come un disco incantato, a chiedere imposizioni fiscali che già esistono e vengono pagate da chi di dovere (chi non lo fa sbaglia e va sanzionato secondo la legge). E non si capisce se alcuni leader di partito come Antonio Di Pietro (Idv) e Nichi Vendola (Sel), un presidente di Regione come Renata Polverini (Lazio) o semplici parlamentari come Gabriella Giammanco (Pdl), che ieri ha fatto eco a quanto aveva detto martedì il ben conosciuto e più “pesante” compagno di partito Denis Verdini, le chiedano per «semplice» disinformazione o per cattiva fede. 

Ma bisogna anche registrare una singolare iniziativa di 20 deputati del Pd. In una mozione presentata ieri a Montecitorio, i firmatari impegnano il governo «ad attivare le necessarie procedure per determinare il gettito che deriverebbe dalla tassazione del patrimonio della Chiesa Cattolica, richiedendo il pagamento di una quota pari al 30 per cento del totale del gettito stimato». 

I 20 deputati – tra i quali figurano Barbara Pollastrini, Paola Concia, Ileana Argentin, Leonard Touadì e Cinzia Capano – «chiedono di intervenire con opportuni provvedimenti su situazioni che nel passato sono state sottratte alla tassazione normalmente applicata sul territorio della Repubblica. È il caso – sostengono – degli immobili di proprietà dello Stato del Vaticano». Insomma, poco ci manca, pare di capire data la formulazione abbastanza confusa, che venga chiesto di pagare l’Ici anche sulla Basilica di San Pietro. Ridicolo. Come chiedere di pagare l’Ici a immobili siti in Francia o in Svizzera.

Di fronte a simili prese di posizione, non resta che ripetere per l’ennesima volta – come <+corsivo>Avvenire<+tondo> ha fatto ciclicamente, citando casi e norme – che le attività commerciali e gli immobili di proprietà di enti religiosi dati in affitto sono assoggettati all’Ici e alle altre forme di tassazione come qualunque altra attività o situazione analoga. Se c’è chi si sottrae al dovere, compie un errore grave.
Ieri, lo ha ribadito anche il sito internet di Famiglia Cristiana («se si vuole un esempio di provocazione laicista all’insegna dell’oscurantismo e della “disinformatia”, allora si può prendere quella allestita contro l’esenzione dall’Ici»). 

E lo hanno sottolineato anche le parlamentari del Terzo Polo, Emanuela Baio e Paola Binetti. «certi “miti” vanno sfatati una volta per tutte perché sono pura fantasia: la Chiesa paga l’Ici, come prevede la legge e come dimostrano le documentazioni reperibili da tutti gli organi competenti. Solo i luoghi di culto o quelli destinati al non profit, di ispirazione laica o religiosa – ricordano – hanno diritto ad esenzioni, come, è bene sottolinearlo, previsto dalla legge. È impensabile tassare la solidarietà che, senza fini di lucro, svolge e spesso sopperisce a un sistema di welfare che lo Stato non riesce a garantire soprattutto alle persone più fragili e agli emarginati».

Un tasto, quello della iniqua tassazione della solidarietà, sul quale battono anche altri esponenti politici. Pier Ferdinando Casini, leader dell’Udc: «È giusto esentare dall’Ici i locali adibiti alle attività di culto, beneficenza e carità». Giuseppe Fioroni, esponente del Pd: «Se vogliamo mettere in difficoltà la Chiesa nel fare opere di carità, di assistenza e di sostegno agli ultimi della società, allora facciamo questi discorsi…». 

Alfredo Mantovano (Pdl): «L’Ici è già un’imposta odiosa, perché normalmente sanziona chi ha risparmiato. Pretendere di estenderla agli immobili delle parrocchie o delle istituzioni che aiutano la povertà è fuori dal buonsenso». Inequivocabile anche l’ex ministro dell’Istruzione, Maria Stella Gelmini che parla di «demagogia» e «spirito di rivalsa». Antonio Satta, dell’Upc, dice che «la questione è malposta e risente di afflati anticlericali. Perché non mettere sulla bilancia quanto parrocchie e diocesi fanno per la nostra società?». E «contrarissimo» si dice anche Rocco Buttiglione (Udc) che sintetizza: «L’Ici penalizzerebbe le attività caritative della Chiesa e toglierebbe denaro ai poveri».

 

07/12/2011

NEMMENO I SINDACATI PAGANO L’ ICI Santa Ici, i comuni possono pretendere subito il contributo del Vaticano

 

 Santa Ici, i comuni possono 

pretendere subito il contributo del Vaticano

La posizione della Cassazione è chiara: le amministrazioni locali non devono attendere una nuova legge per bussare alle casse della Chiesa, per ora esclusa dal pagamento dalla nuova manovra. Il cardinal Bertone: un problema da studiare

Far pagare l’Ici agli immobili commerciali proprietà di enti ecclesiastici? “È una questione che non ci siamo posti”, ha risposto Mario Monti alla stampa estera. La beata dimenticanza del governo non attenua però l’insostenibilità della situazione, aggravata dal fatto che, proprio mentre non si poneva la questione dei beni con cui la Chiesa genera reddito per sé e le sue mille articolazioni, l’esecutivo tartassava la prima casa degli italiani per un ammontare di 3, 8 miliardi di euro l’anno.

”L’Ici è un problema da studiare e approfondire, però la Chiesa fa la sua parte a sostegno alle fasce più deboli”, ha detto ieri il cardinale Tarcisio Bertone. Il fatto è che questa esenzione non è solo palesemente ingiusta, ma pure contraria all’articolo 108 del Trattato europeo: lo ha stabilito, da ultimo, una sentenza della Corte di cassazione (la 16728 / 2010), anche alla luce del fatto che le norme comunitarie hanno rilievo costituzionale. Cosa significa? A stare ad autorevoli esperti una cosa molto semplice: la Suprema Corte ha stabilito che l’esenzione Ici per gli immobili ecclesiastici che siano usati, anche in parte, per attività di impresa costituisce un aiuto di Stato illegale e quindi i Comuni non devono applicarlo. Insomma, i sindaci volendo potrebbero richiedere il pagamento del maltolto fin da ora.

Conviene fare un piccolo passo indietro. La Chiesa, l’Ici, non l’ha pagata mai: quando il governo Amato introdusse l’imposta, nel 1992, esentò gli immobili degli enti ecclesiastici. Nel 2004, però, successe l’imponderabile: la Consulta bocciò la norma e il governo Berlusconi fu costretto a reintrodurre l’esenzione in tutta fretta. Anche lì la faccenda si complicò: la Ue mise sotto indagine l’Italia (e anche la Spagna per le agevolazioni Iva) per aiuto di Stato e il nuovo governo (Prodi), modificò di nuovo la legge sostenendo che l’imposta fosse dovuta, tranne che per quegli edifici a carattere non “esclusivamente” commerciale. Su quell’avverbio si conduce tutta la battaglia. Che vuol dire? Nessuno lo sa e così l’albergo delle Brigidine a piazza Farnese, centro di Roma, non paga l’Ici e solo metà dell’Ires.

Finito? Macché. La Commissione europea, dopo un ricorso dei Radicali, ha aperto una nuova indagine, il cui esito è ancora sospeso: i funzionari, dice una fonte, hanno già finito il lavoro, che è sfavorevole agli interessi d’Oltretevere, ma la pronuncia ufficiale della Commissione è bloccata “dalle pressioni politiche provenienti dall’Italia”. Non ci si deve stupire: quando l’Ue impose alla Spagna di cancellare le agevolazioni Iva alla Chiesa, il mangiapreti Zapatero si oppose per due anni per poi, quando fu costretto, aumentare la contribuzione diretta dal 4 all’ 8 per mille. In attesa dell’Europa, però, c’è la Cassazione: spiegano i giudici di legittimità che gli aiuti dello Stato – che non siano preventivamente comunicati alla Commissione Ue e da questa approvati – nei confronti di chiunque offra beni e servizi sul mercato vanno considerati illegali, anche se il fattaccio avviene in edifici parzialmente adibiti a luogo di culto (è il problema dell’avverbio “esclusivamente”).

I sindaci dovrebbero dunque chiedere il pagamento dell’Ici agli enti ecclesiastici e i giudici dargli ragione in caso di ricorso. Purtroppo non è così: il comune di Verbania, per dire, lo ha fatto e, dopo aver ottenuto il via libera dalla commissione tributaria provinciale, s’è visto dare torto da quella regionale, sempre per via dell’avverbio. Difficoltà confermata dal presidente dell’Anci Graziano Delrio: “Noi non abbiamo la possibilità di interpretare quali immobili siano palesemente commerciali e quali no: saremmo anche felici di farlo visto che continuano a tagliarci i finanziamenti, ma tanto poi le commissioni tributarie ci fermano…”. E così i Comuni si perdono un bel gettito: a Quartu hanno fatto i conti e scoperto che gli mancano 148 mila euro l’anno. In generale, tra Ici e Ires, si stima che l’erosione del gettito potrebbe arrivare a 1, 5 miliardi, un po ’ troppo per chi contesta la non equità della manovra. D’altronde, nemmeno i sindacati pagano l’Ici.

Banche,  Chiesa e  ricchi graziati dalla nuova Ici

Non è stata uguale per tutti la stangata sull’Ici decisa dal governo di Mario Monti per decreto legge.  Se la batosta arriva senza eccezioni per tutti i cittadini sulle prime e seconde case con un aumento medio degli estimi del 60%, dalle grinfie del governo si sono però salvate molte categorie privilegiate. La nuova Ici, travestita da Imu, si baserà su un rincaro degli estimi pari al 61% per negozi e botteghe, colpendo quindi i commercianti che ne sono naturali proprietari, ma sarà assai meno salata per banche e assicurazioni, la cui rivalutazione degli estimi salirà dall’attuale 50% al 60%, con un aumento in termini percentuali pari al 20%, un terzo di quello che tocca a tutti i cittadini. Il privilegio ottenuto dalle banche e dalle assicurazioni per le proprie agenzie (che pagano la metà di tasse sugli immobili rispetto ai pensionati sulla prima casa), è per altro in buona compagnia: parzialmente risparmiati dalla stangata sono anche proprietari di alberghi e pensioni, di numerosi fabbricati utilizzati per attività commerciali e di immobili utilizzati per cinema, teatri e sale per concerti e spettacoli. Tutti con un rincaro medio degli estimi pari al 20 per cento.

E la Chiesa non paga…  – Vien da dire che il governo dei banchieri ha graziato ricchi, privilegiati ed istituti di credito, allargando ulteriormente la forbice dei privilegi che esisteva già da prima. Per fare un esempio, la vecchia rivalutazione catastale di banche e alberghi (e come loro tutti gli altri graziati) era al 50%, la metà rispetto a quella del mattone di un privato cittadino. Poiché le nuove rivalutazioni in termini percentuali sono addirittura inferiori per le categorie che già pagavano meno, i privati, i normali cittadini, oggi pagheranno una differenza ancora maggiore rispetto a quanto corrisposto dalle banche. La stangata di Monti, però, non si è abbattuta nemmeno sulla Chiesa, che riesce sempre a sfangarla e a non pagare mai l’Ici. Niente balzello per gli immobili commerciali di proprietà del Vaticano. Mario Monti, nella conferenza stampa con la stampa estera, aveva candidamente ammesso: “Perché non abbiamo imposto l’Ici alla Chiesa? E’ una questione che non ci siamo mai posti”. Peccato che l’esenzione non sia soltanto palesemente ingiusta, ma anche contraria all’articolo 108 del Trattato europeo: questo è quanto aveva stabilito la sentenza 1678 del 2010 della Corte di Cassazione, anche alla luce del fatto che le norme comunitarie hanno rilievo costituzionale.

I ricchi – I più abbienti, inoltre, con la nuova Imu rischiano addirittura di pagare di meno. L’analisi è stata realizzata dagli artigiani della Cgia di Mestre: per i proprietari con redditi oltre i 100mila euro l’Imu diventerà addirittura più vantaggiosa dell’Ici. Nelle simulazioni realizzate, infatti, sono stati presi in esame quattro casi di proprietari con livelli di reddito crescenti (25mila euro, 50mila euro, 100mila euro, 150mila euro). Con l’attuale tassazione si è presa in esame una Ici con un’aliquota media che è pari a quella nazionale del 6,4 per mille, un’addizionale Irpef regionale dello 0,9% e un’addizionale Irpef Comunale dello 0,4 per cento. Nel caso dell’Imu, invece, è stata presa in esame un’aliquota media del 7,6 per mille ed una rivalutazione catastale del 60 per cento. In buona sostanza, la nuova Imu sarà praticamente una tassa piatta, che consentirà ai più ricchi, rispetto all’applicazione dell’Ici, aggravi di imposta più lievi man mano che cresce il reddito. Oltre i 100mila euro i proprietari di seconda casa pagheranno addirittura meno di quanto hanno pagato sinora con l’Ici.


 

DIGITA QUI SOTTO PER ENTRARE E VISIONARE IL NOSTRO GRUPPO. SE POI LO TROVI INTERESSANTE CHIEDI L’ADESIONE

 

 

 

 

 

 

 

 

POLITICA COSTOSA E NOI PAGHIAMO!!! LETTERA PUBBLICATA DAL SETTIMANALE LA VITA CATTOLICA DIOCESI DI CREMONA IL 27 OTT. C.A.

 

 

 

 

 

 

POLITICA E ANTIPOLITICA MIA RISPOSTA A MONS. RINI DIRETTORE DEL SETTIMANALE LA VITA CATTOLICA DIOCESI DI CREMONA GIOVEDI  3 NOV.2011

I PRIVILEGI DEI CONSIGLIERI REGIONALI E QUELLI DEI SINDACATI FONTE QUOTIDIANO LA PROVINCIA DI CREMONA DOMENICA 17 LUGLIO 2011

 

SINDACATO - IMPRENDITORE COSI' COMINCIANO I PROBLEMI FONTE QUOTIDIANO LA PROVINCIA DI CREMONA LUNEDI 21 MARZO 2001

 

APPELLO: DOBBIAMO REGOLARIZZARE IL CONTRIBUTO DEI PARTITI LETTERA PUBBLICATA DAL SETTIMANALE IL PICCOLO DI CREMONA VENERDI 14 OTT.

A NOI CHIEDONO SACRIFICI AGLI EX PARTITI ARRIVANO MILIONI FONTE QUOTIDIANO LA PROVINCIA DI CREMONA LUNEDI 1 AGOSTO

DENUNCIAMO GLI SPRECHI DELLA POLITICA ITALIANA GRUPPO SU FACEBOOK FONTE IL SETTIMANALE IL PICCOLO DI CREMONA E IL QUOTIDIANO LA CRONACA DI CREMONA VENREDI 29 LUGLIO

LA BATTAGLIA SU FACEBOOK HA UN GRANDE VALORE MIA REPLICA A SERGIO LINI PUBBLICATA DAL SETTIMANALE IL PICCOLO VENERDI 21 OTTOBRE 2011

  

 

 





 
Il Papa: la Vergine senza peccato ha avvicinato il Cielo e la terraultima modifica: 2011-12-08T14:15:00+01:00da mobbing21
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento