L’Italia difende il crocifisso nelle scuole Udienza nella Grande Camera della Corte europea dei diritti dell’uomo, la sentenza si conoscerà tra sei mesi

QUANTI GIUDA SI ANNIDANO NELLA SANTA MADRE CHIESA??

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LA NOSTRA QUOTIDIANA CROCE3348.GIFPETIZIONE ONLINE PER NON FAR TOGLIERE IL CROCIFISSO DALLE SCUOLE ITALIANE

443 membriPETIZIONE ONLINE PER NON FAR TOGLIERE IL CROCIFISSO DALLE SCUOLE ITALIANE

443 membriQUANTI GIUDA CI SONO FRA DI NOI???? SUL LAVORO, TRA I COLLEGHI DI LAVORO, NELLA SOCIETA’,  NELLA POLITICA,  FRA GLI AMICI, FRA I PARENTI MOLTE VOLTE DETTI SERPENTI A RAGION VEDUTA…. FRA GLI STESSI CRISTIANI CATTOLICI….. MA QUANTI GIUDA CI SONO….?? NON E’ DATO SAPERLO MA NELLA QUOTIDIANITA’ DELLA VITA CI PASSANO ACCANTO, NE CONDIVIDIAMO CONFIDENZE ANGOSCE, ECC…I GIUDA SONO TANTI STA A NOI SAPERLI SCOVARE ED ALLONTANARE… ALLA FINE COME GIUDA NON AVRANNO MOLTE ALTER

 

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FRATTINI: «ABBIAMO TUTTE LE CARTE IN REGOLA PER UN RISULTATO POSITIVO»

L’Italia difende il crocifisso nelle scuole

Udienza nella Grande Camera della Corte europea dei diritti dell’uomo, la sentenza si conoscerà tra sei mesi

    Da sinistra Nicola Lettieri, Giuseppe Albenzio e Nicolò Paoletti (Ap)
    Da sinistra Nicola Lettieri, Giuseppe Albenzio e Nicolò Paoletti (Ap)

    STRASBURGO – Crocifisso nelle scuole italiane: questo il tema dell’udienza della Grande Camera della Corte europea dei diritti dell’uomo a Strasburgo. La seduta è durata quasi tre ore; per conoscere la sentenza bisognerà aspettare almeno sei mesi. Le parti hanno esposto le proprie ragioni e risposto alle domande dei giudici. Presenti il governo italiano (rappresentato dal magistrato Nicola Lettieri e l’avvocato di Stato Giuseppe Albenzio), Nicolò Paoletti rappresentante legale di Soile Lautsi (la donna che ha presentato il ricorso contro il crocifisso nelle aule, accolto a novembre) e otto dei dieci Paesi che hanno deciso di intervenire a favore dello Stato italiano: Armenia, Bulgaria, Cipro, Grecia, Lituania, Malta, Russia e San Marino. Monaco e Romania hanno depositato una memoria scritta. Altri quattro Paesi – Serbia, Moldavia, Ucraina e Albania – hanno manifestato la decisione di appoggiare l’Italia con una lettera al Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa. In aula era presente per la prima volta il rappresentante della Santa Sede, monsignor Aldo Giordano.

     

    Manifestazione davanti alla Corte dei leghisti Bastoni e Borghezio (Reuters)
    Manifestazione davanti alla Corte dei leghisti Bastoni e Borghezio (Reuters)

    LA DIFESA – Il governo ha dunque difeso di fronte alla Corte la presenza del crocifisso nelle aule delle scuole pubbliche. A novembre i giudici avevano stabilito che si tratta di «un attentato alla libertà di coscienza e al diritto del singolo di ricevere una formazione conforme ai suoi convincimenti religiosi o filosofici», dando così ragione alla Lautsi, cittadina italiana originaria della Finlandia che aveva chiesto nel 2002 che le croci fossero tolte dalle scuole frequentate dai figli ad Abano Terme, in provincia di Padova. La sentenza ha suscitato forti reazioni in Italia e in altri Paesi potenzialmente interessati da una giurisprudenza europea in materia, e il governo italiano ha ottenuto che la decisione fosse riesaminata dal Consiglio d’Europa. «Non c’è alcun pregiudizio reale in questa questione. Se uno Stato intrattiene un rapporto privilegiato con una religione, se sposa dei simboli religiosi, ciò non è affatto contrario alla Convenzione europea sui diritti dell’uomo. L’unico limite da non varcare è il perseguire l’indottrinamento o il proselitismo – ha detto nella sua arringa Nicola Lettieri -. Se il crocifisso è presente nelle aule, il motivo non è l’indottrinamento, ma si tratta dell’espressione di un sentimento popolare che è alla base dell’identità nazionale». Il legale di Soile Lautsi ha ricordato che l’esposizione del crocifisso nelle aule trae le sue origini da un regolamento amministrativo datato all’epoca fascista.

     

    REAZIONI – Tra i ministri italiani c’è ottimismo. «Credo che abbiamo tutte le carte in regola per un risultato positivo – dice il ministro degli Esteri Franco Frattini -. È una grande battaglia per la libertà e l’identità dei nostri valori cristiani». Secondo Andrea Ronchi, ministro per le Politiche europee, «è evidente che il crocifisso non è un simbolo che va a ledere il principio della laicità dell’insegnamento e non mette in discussione i diritti di alcuno. Sono fiducioso sul buon esito del ricorso». Parole simili dalla responsabile dell’Istruzione Mariastella Gelmini: «Attendo con grande fiducia l’esito del ricorso. Il governo italiano ha coinvolto molti altri Paesi in una battaglia a difesa di un simbolo che non minaccia il principio di laicità ma che rappresenta i valori alla base della civiltà occidentale».

     

     

    Redazione online

    L’Italia difende il crocifisso nelle scuole Udienza nella Grande Camera della Corte europea dei diritti dell’uomo, la sentenza si conoscerà tra sei mesiultima modifica: 2010-06-30T21:16:00+02:00da mobbing21
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