06/04/2012

Il messaggio pasquale del Vescovo: "Uno più grande"


 IL MIO CROCIFISSO 2011

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Il messaggio pasquale del Vescovo:
"Uno più grande"

Carissimi, dovremmo andare disperatamente alla ricerca di segni di vita, ma siamo bloc­cati, quasi afferrati da lugubri echi di morte. La crisi economica esaspera gli egoismi di parte e aumenta la conflittualità sociale, la violenza si insinua sempre più nelle nostre strade e, a molti, appare l’unica modalità per affermarsi, l’individualismo continua a mi­nare quel senso di comunità e di solidarietà che ha contraddistinto i momenti più difficili della nostra storia. I valori fondamentali, quelli che danno pienezza e dignità alla vita dell’uomo, sono ormai messi in discussione, sostituiti da un’etica utilitaristica che di per sé è disumana. Sembriamo destinati a una lenta agonia.
Non c’è dubbio che la causa di tutto questo malessere, di questa morte che ci sovrasta, proviene da una persistente emarginazione di Dio: abbiamo pensato di poter far a meno di lui, di bastare a noi stessi, con una fiducia incrollabile nelle nostre forze.  
Un umanesimo senza Cristo è destinato irrimediabilmente a fallire. Scriveva profetica­mente Paolo VI nel 1969: «Basterebbe una facile riflessione sull’esperienza storica di ieri e di oggi per convincersi che le virtù umane, sviluppate senza il carisma cristiano, pos­sono degenerare nei vizi che le contraddicono. L’uomo, che si fa gigante, senza un’animazione spirituale cristiana, cade su se stesso per il proprio peso. Manca della forza morale, che lo fa davvero uomo; manca della capacità di giudicare la gerarchia dei valori; manca delle ragioni trascendenti che diano stabilmente motivo e sostegno alle sue virtù: manca, per tutto dire, della vera coscienza di sé, della vita, dei suoi perché, dei suoi destini: l’uomo, da sé, non sa chi egli sia».
Se nel Natale Cristo ci mostra la via per una piena e vera umanità, nella Pasqua egli ce la restituisce redenta dal peccato e dalla morte, riscattata dal fallimento e dalla sconfitta. Attraverso la sua risurrezione egli libera ciascuno di noi da una pretesa autosufficienza che, seppur sempre cercata e anelata, rivela, a lungo andare, tutta la sua soffocante e in­sensata pretesa di onnipotenza.  
A chi ha il dono della fede auguro di poter sperimentare quella liberazione che solo Cri­sto può dare con la sua vittoria sulla morte; a chi non crede auguro, invece, di trovare dei cristiani che mostrino, attraverso la loro umanità riconciliata, la bellezza di affidarsi a  Qualcuno di più grande, a quel Gesù che si è caricato tutti i segni di morte sulle spalle per annientarli in un grande e folle gesto di amore. Gli effetti della redenzione, pur compien­dosi pienamente al di là della storia, possono già oggi essere percepiti: vite spese per il bene, la verità e la giustizia, consacrate alla carità e alla misericordia dicono che Cristo è vivo e che opera, silenziosamente, ma efficacemente.
Alle persone fragili e sole, ai malati, ai carcerati, a chi è soffocato dalla crisi economica, ai disperati, agli immigrati, alle vittime dell’ingiustizia, alle donne e agli uomini di buona volontà auguro, di vero cuore, una Pasqua di gioia. Possiamo tutti sperimentare la libera­zione dall’unico grande male, il peccato. Possiamo tutti riconoscere che soltanto affidan­doci all’amore misericordioso di Qualcuno che è più grande di noi, potremo cancellare i segni di morte, disegnati da noi stessi sul nostro volto, per colorarci, invece, di luce, quella vera. Quella del mattino radioso di Pasqua!  Auguri!                                            
+ Dante Lafranconi, vescovo 
«Il peccato dei suoi
membri, l'unica vera
insidia per la Chiesa»
 
 
"L'unica insidia di cui la Chiesa può e deve aver timore è il peccato dei suoi membri". Lo ha affermato Benedetto XVI nel discorso pronunciato in piazza di Spagna in occasione della Festa dell'Immacolata Concezione. La Vergine con il suo sì ha reso possibile la Redenzione e ora "il dragone, sconfitto una volta per sempre nel Cielo, rivolge i suoi attacchi contro la Chiesa nel deserto del mondo. Ma in ogni epoca - ha sottolineato - la Chiesa viene sostenuta dalla luce e dalla forza di Dio, che la nutre nel deserto con il pane della sua Parola e della santa Eucaristia. E così in ogni tribolazione, attraverso tutte le prove che incontra nel corso dei tempi e nelle diverse parti del mondo, la Chiesa soffre persecuzione, ma risulta vincitrice. E proprio in questo modo la Comunità cristiana è la presenza, la garanzia dell'amore di Dio contro tutte le ideologie dell'odio e dell'egoismo". 

Resta però il problema delle infedeltà degli uomini di Chiesa. "Mentre infatti Maria è Immacolata, libera da ogni macchia di peccato, la Chiesa è santa, ma al tempo stesso - ha osservato il Pontefice - è segnata dai nostri peccati".

L'ANGELUS
"Fin dal II secolo in Oriente e in Occidente, la Chiesa invoca e celebra la Vergine che col suo sì ha avvicinato il Cielo alla terra, diventando generatrice di Dio e nutrice della nostra vita". Lo ha ricordato il Papa nel breve discorso che ha preceduto l'Angelus di oggi, dedicato alla festa dell'Immacolata e concluso dall'invito a rivolgere "la nostra fervida preghiera a Colei che intercede presso Dio, perché ci aiuti a celebrare con fede il Natale del Signore ormai vicino".

In attesa di compiere questo pomeriggio, com'è consuetudine, l'omaggio a Maria Immacolata in Piazza di Spagna, il Papa ha proposto una riflessione sulla figura di Maria che risplende nella Chiesa, in quanto essa continua la sua funzione materna verso gli uomini di oggi. "Maria è benedetta fra le donne - ha spiegato infatti citando il venerabile Beda - perché con il decoro della verginità ha goduto della grazia di essere genitrice di un figlio che è Dio". E, ha scandito Benedetto XVI, "anche a noi è donata la pienezza della grazia che dobbiamo far risplendere nella nostra vita, perché il Padre del Signore nostro Gesù Cristo, come scrive san Paolo, ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale e ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati predestinandoci a essere per lui figli adottivi". "Questa figliolanza - ha poi concluso - la riceviamo per mezzo della Chiesa, nel giorno del Battesimo" e anche "la Chiesa è, dunque, la vergine madre di tutti i cristiani".
 



Disobbedire non è la via
per rinnovare la Chiesa»
 
 
​Giovedì Santo giorno dell’Eucaristia e del sacerdozio. Un giorno speciale che contiene gli elementi essenziali della sequela di Cristo. Sia per i presbiteri, sia per tutti i cristiani. Elementi che il Papa ha messo ieri in evidenza nella Messa crismale celebrata al mattino in San Pietro e nella Messa in Coena Domini presieduta nel pomeriggio in San Giovanni in Laterano.

Al mattino Benedetto XVI si è rivolto in particolar modo ai preti, ricordando che non nella disobbedienza, ma semmai nella «conformazione a Cristo» c’è il segreto e «il presupposto» di ogni vero rinnovamento. Anche e soprattutto del rinnovamento della Chiesa. Il Pontefice ha usato a tal proposito parole molto incisive, ricordando come un «gruppo di sacerdoti in un Paese europeo» abbia reso pubblico «un appello alla disobbedienza». La «spinta disperata a fare qualcosa, a trasformare la Chiesa secondo i nostri desideri e le nostre idee» non è la via giusta. Il «vero rinnovamento» chiede «la gioia della fede, la radicalità dell’obbedienza, la dinamica della speranza e la forza dell’amore».

Gesù, del resto svela questa dinamica proprio nel Giovedì Santo quando, di fronte alla prospettiva della sua dolorosa passione, dice al Padre «non la mia, ma la tua volontà: questa – annota Benedetto XVI – è la parola che rivela il Figlio, la sua umiltà e insieme la sua divinità, e ci indica la strada».

Un strada tra l’altro costellata di "pietre miliari" che segnano in qualche modo la vicinanza a Cristo. Papa Ratzinger ha citato a questo proposito una schiera di sacerdoti santi «a cominciare da Policarpo di Smirne ed Ignazio d’Antiochia attraverso i grandi Pastori quali Ambrogio, Agostino e Gregorio Magno, fino a Ignazio di Loyola, Carlo Borromeo, Giovanni Maria Vianney, fino ai preti martiri del Novecento e, infine, a papa Giovanni Paolo II che, nell’azione e nella sofferenza ci è stato di esempio nella conformazione a Cristo, come "dono e mistero"». I santi, ha aggiunto, «ci indicano come funziona il rinnovamento e come possiamo metterci al suo servizio».

Infine, nell’omelia della Messa crismale, il Papa ha voluto richiamare la necessità di diffondere i contenuti della fede e l’urgenza, per gli stessi sacerdoti, di non essere degli impiegati che una volta esaurito l’orario di lavoro, tornano a casa. Per quanto riguarda il primo profilo ha lanciato un piccolo "allarme": «Gli elementi fondamentali della fede, che in passato ogni bambino conosceva, sono sempre meno noti». Ma per poter vivere ed amare la nostra fede – ha spiegato –, per poter amare Dio per poter vivere ed amare la nostra fede, per poter amare Dio e quindi diventare capaci di ascoltarLo in modo giusto, dobbiamo sapere che cosa Dio ci ha detto; la nostra ragione ed il nostro cuore devono essere toccati dalla sua parola». L’Anno della fede, il ricordo dell’apertura del Concilio Vaticano II 50 anni fa, «deve essere per noi un’occasione di annunciare il messaggio della fede con nuovo zelo e con nuova gioia».

Benedetto XVI ha invitato a toccare i cuori delle persone. E ad avere «zelo per le anime». «Come sacerdoti naturalmente ci preoccupiamo dell’uomo intero, proprio anche delle sue necessità fisiche – degli affamati, dei malati, dei senza-tetto. Tuttavia noi non ci preoccupiamo soltanto del corpo, ma proprio anche delle necessità dell’anima dell’uomo: delle persone che soffrono per la violazione del diritto o per un amore distrutto; delle persone che si trovano nel buio circa la verità; che soffrono per l’assenza di verità e di amore». «Le persone – ha aggiunto – non devono mai avere la sensazione che noi compiamo coscienziosamente il nostro orario di lavoro, ma prima e dopo apparteniamo solo a noi stessi. Un sacerdote non appartiene mai a se stesso».

Il conformarsi a Cristo, naturalmente, non vale solo per i sacerdoti, ma nelle forme proprie di ciascun stato di vita anche per tutti gli altri cristiani. Nella Messa in Coena Domini il Pontefice, ritornando sul rapporto tra libertà e obbedienza, ha invitato tutti a entrare nella preghiera di Gesù nel Getsemani. Egli «vede la marea sporca di tutta la menzogna e di tutta l’infamia che gli viene incontro in quel calice che deve bere». La sua volontà umana dunque «indietreggia spaventata davanti ad una cosa così immane. Chiede che ciò gli sia risparmiato. Tuttavia, in quanto Figlio, depone questa volontà umana nella volontà del Padre: non io, ma tu». È il contrario dell’atteggiamento di Adamo. «Pensiamo di essere liberi e veramente noi stessi solo se seguiamo esclusivamente la nostra volontà. Dio appare come il contrario della nostra libertà». Invece «quando l’uomo si mette contro Dio, si mette contro la propria verità e pertanto non diventa libero, ma alienato da se stesso. Siamo liberi solo se siamo nella nostra verità, se siamo uniti a Dio». E in fondo è questa la lezione del Giovedì Santo.

 

Mimmo Muolo

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Le notizie quotidiane
 

 

 
 
 
 

05/04/2012

I dieci miliardi divorati dai partiti di Sergio Rizzo - LE PROPOSTE DE NOSTRO GRUPPO SU FACEBOOK INVIATE AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO MARIO MONTI

05/04/2012

I dieci miliardi divorati dai partiti di Sergio Rizzo -

 

 

 

 

 

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I dieci miliardi divorati dai partiti

di Sergio Rizzo - 04/04/2012

Fonte: Corriere della Sera [scheda fonte] 




 
 «Che cosa ne facciamo di tutti quei soldi?" Questo chiede Giancarlo Pagliarini, il 16 novembre dei 2006, in una lettera indirizzata a Umberto Bossi, Roberto Calderoli e allo stato maggiore della Lega Nord. E quell'imbarazzante interrogativo, precisa l'ex ministro leghista, non è suo. «E una domanda», scrive nella lettera che ha rivelato Paolo Bracalini nel libro Partiti s.p.a. edito da Ponte alle Grazie, «che mi hanno fatto dei militanti». I quali si dovranno rassegnare. Non avranno mai una risposta. Come non l'avrà neppure Paglia-rini: un anno dopo lascerà la Lega. Parole scomode, le sue. Scomodissimo, in un sistema sempre più ingordo e mai sazio di denari pubblici, ammettere che girano troppi soldi. Tanti che non si sa dove metterli: a meno di non volerli investire in Tanzania, come avrebbe fatto cinque anni più tardi Francesco Belsito. Ancora più scomode, quelle parole, perché quando Pagliarini scrive la lettera non sono passati che pochi mesi dall'ultimo schiaffo assestato dai partiti ai contribuenti. Quale schiaffo? Una leggina indecente infilata di soppiatto in un provvedimento approvato a febbraio 2006 che garantisce l'erogazione dei contributi elettorali anche nel caso di scioglimento anticipato delle Camere (con il risultato che i partiti avranno poi per tre anni doppia razione) e consente di far restare anonimi i contributi privati di valore fino a so mila euro. 
Alla faccia degli italiani. Perché è bene non dimenticarsi che nel 1993 gli elettori avevano detto chiaramente «basta» con un referendum al finanziamento pubblico. Giusta o sbagliata che fosse, la decisione era stata quella. Messi in crisi, i partiti avevano cercato di correre ai ripari. Con un sistema identico a quello utilizzato per far sopravvivere il ministero dell'Agricoltura, cancellato anch'es - so dal referendum: cambiando semplicemente nome. Il ministero è stato così ribattezzato «delle Politiche agricole», mentre il finanziamento pubblico dei partiti è diventato «rimborso elettorale». Calcolato subdolamente a forfait. E con questo trucco la pioggia di denaro si è trasformata in un acquazzone. Da 800 lire a elettore nel 1993 si è passati nel 2002 a 5 euro per ogni consultazione (Camera, Senato, europee e regionali), ora ridotti del 3o% sull'onda dell'indignazione popolare. Dal 1999 al 2o08, mentre le retribuzioni dei dipendenti pubblici crescevano del 42,1% e le risorse per i beni culturali si riducevano del 5o%, il finanziamento pubblico ai partiti lievitava del 1.110 per cento. Senza risparmiarci particolari sconcertanti. Per esempio: il rimborso si calcola sul numero di iscritti alle liste elettorali della Camera che sono oltre 5o milioni, anche per le elezioni del Senato, dove la soglia di età per partecipare al voto è 25 anni e gli elettori sono quindi circa 4 milioni 
di meno. Per esempio: i partiti che non raggiungono l'1 per cento non hanno diritto al rimborso, ma i soldi che questi non incassano se li dividono gli altri. Per esempio: fin quando esistevano i collegi e non c'era ancora il «porcellum», si aveva diritto ai rimborsi elettorali anche per le elezioni suppletive, nonostante il costo della campagna per quei seggi fosse stato già rimborsato. Per esempio: grazie alla norma votata nel 2006, ai rimborsi elettorali hanno diritto anche i partiti morti, come la Margherita e i Ds. Nonché quelli non presenti in Parlamento perché non hanno superato la soglia di sbarramento del 4%, ma hanno comunque raggiunto 1'1%, come la Destra. 
Quando poi si parla di finanziamento pubblico, ci si limita sempre al rimborso elettorale. Ma i quattrini arrivano anche da tanti altri rivoli. Ci sono infatti i fondi destinati ai gruppi parlamentari di Camera e Senato e dei consigli regionali, i finanziamenti ai giornali di partito e lo sgravio del 19% spettante ai contributi «privati»: per capirci, quelli che ora possono restare anonimi fino a 5o mila euro. Per non parlare dei soldi che molti parlamentari versano nelle casse del proprio partito: denari pubblici anch'essi, spesso prelevati dal fondo per i collaboratori. Tutte queste voci più che raddoppiano il rimborso elettorale. Se dunque il finanziamento pubblico «nudo e crudo» ha garantito ai partiti dal 1974 a oggi una somma pari, in euro attuali, a oltre 5,6 miliardi, non è azzardato ipotizzare che le formazioni politiche abbiano assorbito in 37 anni almeno io miliardi di euro. Praticamente, è la pura verità, senza alcun controllo. Nessun partito, a eccezione del Pd, fa certificare il bilancio da un revisore esterno. Il collegio sindacale interno è composto da fedelissimi della segreteria e del tesoriere. E sebbene qui si stia parlando di denaro pubblico, la Corte dei conti non può metterci il naso. I giudici contabili hanno il solo compito di esaminare la correttezza formale dei rendiconti elettorali, senza alcun potere sanzionatorio. Più volte hanno sottolineato pubblicamente l'ipocrisia di chiamare «rimborso» un finanziamento che è auattro volte superiore alle spese documentate: 503 milioni contro 136, per le sole elezioni del 2008. Ma nessuno ha dato loro ascolto. E da questi pochi numeri si capisce perché. Nel 2008 il Carroccio ha dichiarato spese elettorali per 3 milioni 562 mila euro e ha incassato 41 milioni 384 mila euro. Nemmeno se avesse investito in un titolo spazzatura, ai tempi d'oro degli hedge fund, avrebbe avuto un ritorno simile. E agli altri partiti non è andato certamente peggio. Il folle aumento dei rimborsi, per giunta, ha causato anche la crescita esponenziale delle spese elettorali, andate letteralmente in orbita. Nel 1996 Alleanza nazionale e Forza Italia denunciarono una campagna elettorale da poco più di 5 milioni? Ebbene, nel 2008 il Pdl ne ha spesi oltre 68. Del resto le regole, approvate dagli stessi partiti, sono fatte ad hoc. Sul modello delle tre scimmiette: non sento, non vedo, non parlo. Compresa quella, sconosciuta ai comuni mortali, che consente al tesoriere di andare in banca con la Gazzetta ufficiale e farsi anticipare le rate dei rimborsi di fatto su base fiduciaria e senza rendere conto a nessuno. E nessuno, finora, le ha mai cambiate quelle regole, anche se a parole sono tutti d'accordo. In Parlamento ci sono circa ao proposte di legge. 
Metà arrivate, guarda caso, soltanto dopo che è scoppiato lo scandalo dei soldi della Margherita. Una di queste porta come prima firma quella del presidente della Margherita Francesco Rutelli: dentro c'è scritto che le proprietà immobiliari acquistate con i fondi dei partito devono essere intestate al partito. C'entra qualcosa con una certa villa di Gemano comprata dal tesoriere Luigi Lusi? Inutile dire che è meglio non farsi troppe illusioni. Nessuna di queste proposte è ai primi punti dell'ordine del giorno. E si mettano l'anima in pace anche quelli del Movimento difesa del cittadino rappresentati dall'avvocato Gianluigi Pellegrino, che hanno spedito due diffide a Camera e Senato. La prima perché i 20 milioni ancora nelle casse della Margherita vengano restituiti all'Erario. La seconda, perché vengano bloccati i rimborsi al partito di Bossi. Già, il Carroccio. Dicevamo che almeno a parole sono tutti d'accordo sul cambiamento delle regole, ma non è esatto. Perché c'è un partito che non ha mai presentato in questa legislatura una proposta per intervenire sulle piaghe dei rimborsi elettorali e dell'opacità dei bilanci dei partiti: è la Lega Nord. Ma questa, almeno, si chiama coerenza... Sergio Rizzo 

 


CHI CI HA RIDOTTO IN QUESTO STATO?

CARI AMICI HO INVIATO AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO MARIO MONTI UNA SECONDA LETTERA APERTA (SECONDO APPELLO) CON UN CD ESPLICATIVO DEL NOSTRO GRUPPO. SE MONTI NON RISPONDERA' FARO' RICORSO ALLA COMUNITA' EUROPEA CHE E' GIA' AL CORRENTE ....

 

 

provino fotografico da riversare sul mio blog

 

 

Castelverde 3 aprile 2012

Raccomandata un giorno con ricevuta

 

Al Presidente del  Consiglio dei Ministri

Prof. Mario Monti

Roma

e.p.c    alla Commissione Europea dei diritti dell’uomo

  

LETTERA APERTA INVIATA TRAMITE RACCOMANDATA AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI PROV. MARIO MONTI

 

Egregio Signor Presidente del Consiglio dei Ministri Prof. Mario Monti,

il 25 Gennaio 2012 tramite lettera raccomandata ho inviato  alla s.v. un opuscolo contenenti alcune proposte riguardanti una non più procrastinabile riforma dei partiti.

Nell’opuscolo fra i vari punti auspicavamo una corretto contributo che riguardasse le spese effettive sostenute dai vari partiti durante le elezioni politiche. I casi recentissimi dell’ex Margherita che hanno coinvolto l’ex tesoriere Lusi che ha dirottato diversi milioni di euro di contributi ad personam, i casi recenti della lega e nel passato anche di altri partitti,  oltre ad aver provocato profonda indignazione da parte della maggioranza dell’opinione pubblica, ci induce  noi cittadini, promotori del primo appello a riformulare un secondo accorato appello nei confronti di Sua Eccellenza con la speranza che la s.v. intervenga  in sinergia con i partiti per regolarizzare una volta per tutte il contributo elettorale che così come è oggi è da ritenersi fuori dalla legge .

In questi anni si sono sprecati milioni di euro per foraggiare partiti e  personaggi  politici di dubbia moralità. Lei con il suo governo avete chiesto a noi cittadini di fare sacrifici su sacrifici per cercare di risanare il nostro sfortunato paese governato e sfruttato  per decenni da politici poco onorevoli . da lobby e da caste.

A noi avete chiesto di   tutto e di più mentre nulla avete chiesto in termini di sacrifici alle varie lobby e alla nostra classe politica se non la tutela dei loro iniqui privilegi.

Per abbattere almeno in parte l’attuale iniquo status quo vi proponiamo  tramite un decreto legge di rendere almeno trasparente il contributo elettorale che crediamo sia giusto dare ai partiti ma osservando onestà e trasparenza.  Siamo al corrente che sono state presentate da parte di alcuni partiti politici alcune proposte di legge . Sappiamo che le proposte di legge lasciano il tempo che trovano nel senso che molte volte, passano anni prima di essere discusse… Noi cittadini non abbiamo  più  tempo.. il nostro tempo è scaduto ecco perché riteniamo che serva da parte vostra un  urgente decreto legge.

 La nostra proposta tramite decreto legge consiste:

I partiti durante la campagna elettorale dovranno  preventivamente giustificare tutte le spese elettorali che  successivamente tramite mandati verranno saldate dal Parlamento. Compito del Parlamento (si auspica una commissione parlamentare  elettorale  ad hoc costituita da tutti i rappresentanti dei partiti) sarà di controllare e verificare  la legalità delle  varie pezze giustificative.  Il partito che presenterà delle pezze non in regola sarà sanzionato con un multa  e si vedrà nel contempo decurtare il successivo contributo elettorale. Personalmente sono contrario al referendum abrogativo indetto dal segretario dell’Idv On. Di Pietro in quanto ritengo che il contributo  dato ai  partiti sia più che legittimo  per garantire la democrazia e la pluralità nel nostro paese.

Sono sicuro che lei nella sua importante carica di Presidente del Consiglio dei Ministri sia il solo che possa tramite un decreto legge riportare nella legalità l’attuale status quo.

Sicuri, che questo nostro appello non cada nel vuoto ma che sia preso come impulso propositivo per addivenire al più presto ad una vera e radicale riforma  Le auguriamo tutto il bene possibile convinti che tutti siamo chiamati a dare il nostro fattivo contributo per il nostro beneamato paese.

Con profonda stima e ringraziando anticipatamente per la  Sua cortese attenzione inviamo a Sua Eccellenza i nostri migliori Auguri di Buona  Pasqua.

            

Gabriele Cervi

(fondatore su facebook del gruppo riforma dei partititi e dei sindacati codice etico)

 

PS: Copia di questa lettera è stata da me inviata anche alla Comunità Europea per informare la medesima di questa  nostra legittima iniziativa nella speranza che non si debba da parte nostra fare un ricorso  se da  parte vostra dovesse perdurare tale grave , iniqua ed eticamente scorretta irregolarità amministrativa..

 

Alleghiamo un cd dove si parla del nostro gruppo fondato su facebook e dove sono state riversate le nostre proposte con informazioni riguardanti lo spreco di denaro pubblico di cui  il Parlamento e i partiti  sono i massimi artefici.

 

 

 


IL VIDEO INVIATO A MONTI DIGITA QUI SOTTO PER VEDERLO:

CONTENUTO DEL CD INVIATO A MARIO  MONTI E ALLA COMUNITA' EUROPEA

cd per Mario Monti provini fotografici

 

 

 



COPERTINA OPUSCOLO UFFICIALE

RILEGATURA E STAMPA FATTA A MANO DA GABRIELE CERVI SPESE AUTOFINANZIATE

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GRUPPO FONDATO SU FACEBOOK: RIFORMA DEI PARTITI E DEI SINDACATI. CODICE ETICO

 

 

COPERTINA GRUPPO RIFORMA DEI PARTITI E DEI SINDACATI CODICE ETICO SU FACEBOOK

21/01/2012 | COPERTINA GRUPPO RIFORMA DEI PARTITI E DEI SINDACATI CODICE ETICO SU FACEBOOK

 

LA SEGUENTE COPERTINA E' STATA PRESA DAL LINK SU FACEBOOK DEL DOTT. FERDINANDO IMPOSIMATO AMMINISTRATORE DEL GRUPPO.

  

OPUSCOLO CONTENENTE NOSTRE PROPOSTE DA ME RILEGATO A MANO E STAMPATO

 POLITICA COSTOSA E NOI PAGHIAMO!!! LETTERA PUBBLICATA DAL SETTIMANALE LA VITA CATTOLICA DIOCESI DI CREMONA IL 27 OTT. C.A.

 

 

 

 

 

 

POLITICA E ANTIPOLITICA MIA RISPOSTA A MONS. RINI DIRETTORE DEL SETTIMANALE LA VITA CATTOLICA DIOCESI DI CREMONA GIOVEDI  3 NOV.2011

I PRIVILEGI DEI CONSIGLIERI REGIONALI E QUELLI DEI SINDACATI FONTE QUOTIDIANO LA PROVINCIA DI CREMONA DOMENICA 17 LUGLIO 2011

 

SINDACATO - IMPRENDITORE COSI' COMINCIANO I PROBLEMI FONTE QUOTIDIANO LA PROVINCIA DI CREMONA LUNEDI 21 MARZO 2001

 

APPELLO: DOBBIAMO REGOLARIZZARE IL CONTRIBUTO DEI PARTITI LETTERA PUBBLICATA DAL SETTIMANALE IL PICCOLO DI CREMONA VENERDI 14 OTT.

A NOI CHIEDONO SACRIFICI AGLI EX PARTITI ARRIVANO MILIONI FONTE QUOTIDIANO LA PROVINCIA DI CREMONA LUNEDI 1 AGOSTO

DENUNCIAMO GLI SPRECHI DELLA POLITICA ITALIANA GRUPPO SU FACEBOOK FONTE IL SETTIMANALE IL PICCOLO DI CREMONA E IL QUOTIDIANO LA CRONACA DI CREMONA VENREDI 29 LUGLIO

LA BATTAGLIA SU FACEBOOK HA UN GRANDE VALORE MIA REPLICA A SERGIO LINI PUBBLICATA DAL SETTIMANALE IL PICCOLO VENERDI 21 OTTOBRE 2011

 

 

  


 

 

RIFORMA DEI PARTITI E DEI SINDACATI. CODICE ETICO

GRUPPO SU FACEBOOK


 

 

ALLA C.A. DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO

DEI MINISTRI

DOTT. PROF. MARIO MONTI

00187 ROMA

 

 

 

Castelverde, 25 Gennaio 2012

 

 

Egregio Signor Presidente del Consiglio dei Ministri ,

mi pregio allegare alla presente  a nome di 1850 persone (che hanno aderito a queste proposte) 

 un opuscolo contenente delle proposte innovative  e riformatrici che sottoponiamo alla s.v. che potranno ,se accolte, dare un impulso etico, di trasparenza e di onestà all’attuale status politico e sindacale del paese.

Nella speranza che questa nostra semplice ma sentita azione sia benevolmente da Sua Eccellenza accolta e in attesa di un Suo cortese riscontro in proposito cogliamo l’occasione per porgerLe i nostri più sentiti  distinti saluti.

 

Gabriele  Cervi

(fondatore gruppo riformiamo i partiti e i sindacati – codice etico su facebook)

 

01/04/2012

La Croce, supremo atto d'amore

 

E TI VENGO A CERCARE

UN VECCHIO OLIGARCA E' MORTO...

Guai a voi scribi e farisei ipocriti!


 

                                                                             

 

La Croce, supremo atto d'amore
 
 
 
 
Domenica delle Palme 
Anno B 

(...) Poi lo crocifissero e si divisero le sue vesti, tirando a sorte su di esse ciò che ognuno avrebbe preso. Erano le nove del mattino quando lo crocifissero. La scritta con il motivo della sua condanna diceva: «Il re dei Giudei». Con lui crocifissero anche due ladroni, uno a destra e uno alla sua sinistra. Quelli che passavano di là lo insultavano, scuotendo il capo e dicendo: «Ehi, tu che distruggi il tempio e lo ricostruisci in tre giorni, salva te stesso scendendo dalla croce!» (...)


«U<i>omini vanno a Dio nella loro tribolazione, piangono per aiuto, chiedono pane. Così fan tutti, tutti. I cristiani invece stanno vicino a Dio nella sua sofferenza» (Bonhoffer), in questa settimana santa, quando scorrono i giorni del nostro destino, e in ogni settimana del tempo. Infatti se noi crediamo che Cristo è in ogni uomo, che tutti insieme formiamo l'unico corpo di Cristo, allora riusciamo a sentire che Cristo è in agonia fino alla fine dei tempi, è ancora crocifisso oggi in infiniti fratelli, su tutta la terra. Contemporanea a me è la croce. Non spettatore, allora, ma partecipe della eterna passione di Dio e dell'uomo, voglio abitare la croce, le infinite croci del mondo. 
«Salva te stesso, allora crederemo». Qualsiasi uomo, qualsiasi re, potendolo, scenderebbe dalla croce. Gesù, no. Solo un Dio non scende dal legno, solo il nostro Dio. Il nostro è il Dio differente: è il Dio che entra nella tragedia umana, entra nella morte perché là va ogni suo figlio. Sale sulla croce per essere con me e come me, perché io possa essere con lui e come lui. Essere in croce è ciò che Dio, nel suo amore, deve all'uomo che è in croce. Perché l'amore conosce molti doveri, ma il primo di questi è di essere con l'amato. 
Qualsiasi altro gesto ci avrebbe confermato in una falsa idea di Dio. Solo la croce toglie ogni dubbio, è lo svelamento supremo di Dio. La croce è l'abisso dove Dio diviene l'amante. Dove un amore eterno penetra nel tempo come una goccia di fuoco, e divampa.
L'ha capito per primo un estraneo, un soldato esperto di morte. È un pagano ad esprimere il primo atto di fede cristiano: costui era figlio di Dio. Che cosa ha visto in quella morte? Non un miracolo, non la risurrezione. Ha visto il capovolgimento del mondo, dove la vittoria era sempre del più forte, del più armato, del più spietato. Ha visto il supremo potere di Dio, che è un disarmato amore; che è quello di dare la vita anche a chi ti dà la morte; che è servire non asservire; che è vincere la violenza prendendola su di sé. Ha visto che questo mondo porta un altro mondo nel grembo.
E noi qui disorientati, dapprima, ma poi stupiti, perché, come le donne, come il centurione, come i santi, sentiamo che nella Croce c'è attrazione, c'è seduzione e bellezza. La suprema bellezza della storia è quella accaduta fuori Gerusalemme, sulla collina, dove il Figlio di Dio si lascia inchiodare, povero e nudo, per morire d'amore. La nostra fede poggia sulla cosa più bella del mondo: un atto d'amore perfetto.
La croce è l'immagine più pura, più alta, più bella che Dio ha dato di se stesso. Da allora, «per sapere chi sia Dio devo solo inginocchiarmi ai piedi della Croce» (K. Rahner). 
(Letture: Isaia 50, 4-7; Salmo 21; Filippesi 2,6-11; Marco 14, 1-15, 47, forma breve: Marco 15, 1-39
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