26/06/2011

CHI FA LA COMUNIONE SIA UN SEGNO . NON DI GIUDIZIO, MA DI AMORE FONTE QUOTIDIANO LA PROVINCIA DI CREMONA E AVVENIRE ONLINE IL VANGELO DOMENICA 26 GIUGNO 2011 Dio si dona come cibo per vivere

CHI FA LA COMUNIONE SIA UN SEGNO . NON DI GIUDIZIO, MA DI AMORE FONTE QUOTIDIANO LA PROVINCIA DI CREMONA E AVVENIRE ONLINE

ASSIEME A PIETRO

 

La "Carità del Papa"
catena di solidarietà

 

 
Sarà una «Giornata per la carità del Papa» ancora più speciale delle altre, quella che – promossa dalla Cei in collaborazione con l’Obolo di San Pietro e il quotidiano <+corsivo>Avvenire<+tondo> – si celebrerà domani in tutte le chiese italiane. Speciale perché vicinissima ormai al 60° di sacerdozio di Benedetto XVI, che ricorre il 29 giugno. E dunque la tradizionale colletta che serve ad alimentare le opere del pontefice a favore di più poveri assumerà davvero il significato di un "maxi-regalo" collettivo per papa Ratzinger. In questi giorni, infatti, iniziative a appelli ai fedeli affinché – pur in un momento di crisi – la generosità non venga meno, si stanno moltiplicando un po’ in tutte le diocesi.

«Il Papa si fa incontro all’umanità del nostro tempo – sottolinea il segretario generale della Cei, Mariano Crociata – e si fa carico delle sue ferite invisibili o manifeste invitando anche noi a fare altrettanto. Come non seguire Pietro che ci aspetta al suo fianco, operai con lui nella vigna del Signore? Contribuire anche con poco a rendergli possibile il sostegno alle popolazioni colpite da una calamità, la realizzazione di opere sociali e assistenziali nei Paesi più fragili, l’impulso a iniziative di promozione umana, vuol dire partecipare anche noi della sua paternità universale. Anche così, secondo quanto ci invita oggi a fare la Chiesa italiana, possiamo educare alla vita buona del Vangelo».

Anche il vicario di Roma, cardinale Agostino Vallini, ha mandato nei giorni scorsi una lettera ai fedeli della capitale per invitarli a donare. «Con questo appuntamento annuale – si legge nella missiva – ogni Chiesa locale è chiamata a sostenere non solo con la preghiera ma anche con un’offerta le tante iniziative caritative attraverso le quali il Santo Padre viene in soccorso ai fedeli del mondo». «Sono consapevole – prosegue Vallini – della difficile situazione economica che l’Italia, al pari di altre nazioni deve affrontare, ma confido che anche in questa circostanza le nostre comunità siano assai generose, testimoniando il loro peculiare legame con il successore di Pietro». 

Il collegamento con il 60° di ordinazione sacerdotale del Papa è messo in evidenza da Claudio Stagni, vescovo di Faenza-Modigliana, che raccomanda di accompagnare l’offerta con un’ora di adorazione eucaristica. «In questa colletta molto antica – scrive il presule – i cattolici italiani si sono sempre mostrati generosi. Ma quest’anno abbiamo un motivo in più per fare un gesto corale: il sessantesimo anniversario della ordinazione presbiterale del Papa, avvenuta il 29 giugno 1951. Il ministero di Benedetto XVI si rivela ogni giorno più un vero dono della Provvidenza. Deve essere un dovere e un segno di affetto poter offrire al Pontefice la nostra preghiera e il nostro contributo».

Nel 2009, ultimo dato noto, l’Obolo ammontava complessivamente a 82.529.417 dollari Usa, con un significativo incremento rispetto all’anno precedente. Secondo le statistiche vaticane, i maggiori contributi provengono da Stati Uniti, Italia e Francia. Mentre, in rapporto al numero dei cattolici, notevole è anche il contributo di Corea e Giappone. Quanto poi alle singole destinazioni, tra il 2009 e il 2010 una parte dei fondi è andata ad Haiti e al Cile devastati dal terremoto. Ma notevoli contributi hanno ricevuto anche il «Villaggio-città dei ragazzi Nazareth» a Mbare, in Ruanda, che accoglie gli orfani del genocidio e della guerra civile, e quello di Nuyambani, in Kenya, dedicato agli orfani dell’Aids, divenuto un centro pilota anche per altre aree colpite dalla pandemia. Destinataria della carità del papa anche la Casa di accoglienza «Giovanni Paolo II Opera don Orione» a Montemario, ristrutturata e attrezzata, grazie ai proventi dell’Obolo. Serve per assistere e ospitare i pellegrini disabili che arrivano a Roma. Ma di esempi come questi se ne potrebbero fare tanti. Anche perché davvero, se le offerte arrivano da tutto il mondo, la Carità del Papa, a tutto il mondo ritorna.

 

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IL VANGELO DOMENICA 25 GIUGNO 2011

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 GIORNATA INTERNAZIONALE LOTTA DROGA

 

Giornata Onu: nel mondo 
25 milioni di tossicodipendenti

 

 
Circa 200 milioni di persone assumono droghe almeno una volta all'anno. Di questi, 25 milioni sono considerati tossicodipendenti e ogni anno 200mila persone muoiono per malattie correlate all'uso droga. Muove da questi dati la Giornata internazionale contro il consumo e il traffico illecito di droga, che si celebra domenica, indetta dall'Assemblea generale dell'Onu nel 1987 per ricordare l'obiettivo comune a tutti gli Stati membri di creare una comunità internazionale libera dalla droga. 

L'ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine sceglie ogni anno il tema della giornata internazionale, lanciando campagne di sensibilizzazione sul problema della droga nel mondo e quest'anno il tema sarà quello della "Salute". La campagna, si legge sul dito dell'Unicri, l'agenzia dell'Onu per la prevenzione del crimine, si rivolge ai giovani, che spesso parlano degli «effetti da sballo» delle droghe illegali, ma che il più delle volte non sono consapevoli dei molti «effetti negativi». 

L'uso di stupefacenti è preoccupante proprio perché rappresenta una minaccia per la salute. Gli effetti negativi variano a seconda del tipo di droga consumata, delle dosi assunte e della frequenza del consumo. Tutte le droghe hanno effetti fisici immediati, ma possono anche gravemente compromettere lo sviluppo psicologico ed emotivo. Condurre una vita sana richiede scelte che devono rispettare il corpo e la mente. E per fare queste scelte i giovani hanno bisogno di ispirarsi a modelli positivi e hanno bisogno di ottenere informazioni corrette riguardanti il consumo di droga. La campagna internazionale offre ai giovani proprio gli strumenti adeguati per informarsi sui rischi per la salute associati al consumo di droghe.

Dio si dona come cibo per vivere

Santissimo Corpo e Sangue di Cristo - Anno A In quel tempo, Gesù disse alla folla: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo». Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui». (...) Il senso della festa del Corpo e Sangue del Signore è riassunto nel brano del Vangelo da un termine continuamente ribadito: «vivere», ogni volta intrecciato ad un secondo termine: mangiare. Per ben sette volte Gesù ripete che mangiare la sua carne fa vivere. È l'incalzante convinzione, da parte sua, di offrire qualcosa che non avevamo e di cui non possiamo fare a meno, che inverte il senso della vita orientandola non più alla morte ma all'eternità. La grande sorpresa è che Gesù non dice: «Prendete e mangiate la mia sapienza, la mia santità, la mia divinità», bensì: «Mangiate la mia carne, bevete il mio sangue!». Carne e sangue indicano non la fisiologia del suo corpo, ma la totalità della sua umanità: «Prendete come alimento, energia e luce, l'amore, il coraggio, la bellezza e la libertà che ho mostrato con la mia vita!». Ricchi siamo della sua umanità. Per essa è il mio Dio, il Dio-per-l'uomo, che incanta e solleva la nostra umanità. Se la accolgo, tutta la mia vita diventa sacra. Mangio e sento che compio un atto sacro, di comunione con Dio e con gli uomini e con il creato; sacro è il lavoro, sacri i gesti della cura e dell'amore. Se faccio mio il segreto della vita di Cristo, trovo il segreto della mia vita, una cosa enorme: Dio in me. Il mio cuore lo assorbe, lui assorbe il mio cuore, e diventiamo una cosa sola. Dio va fino all'estremo della sua incarnazione, fino alla materia, diventando nell'Eucaristia pane, pezzo di terra germinata. Quando mi avvio alla Comunione, non io mi incammino verso il Pane, è il Pane del cielo incamminato verso di me, è il Sangue del cielo che cerca nuove vene. Prima che io dica: «ho fame», Dio ha detto: «Prendete e mangiate», mi ha cercato, desiderato e si dona. Un Dio che si fa cellula del mio corpo, respiro, gesto, pensiero, si trasforma in me e mi trasforma in sé. Sull'altare c'è solo un piccolo pane bianco lieve come un'ala, che non ha sapore, che è silenzio, profondissimo silenzio. Cosa mi può dare questo po' di pane povero come un boccone così piccolo da non saziare neppure il più piccolo bambino? Ad ogni Comunione andiamo distratti verso l'altare; ad ogni Comunione, però, almeno per un istante, mi affaccio sull'enormità di ciò che mi sta accadendo: Dio che mi cerca, Dio in cammino verso di me, Dio che è arrivato, che entra in questa mia casa di carne. Entrato in chiesa come mendicante ne uscirò come donatore. Dopo avere sperimentato un Dio che fa vivere e nutre, un Dio materno, che dà se stesso come cibo per vivere, possa anch'io, lungo i miei giorni, essere annoverato fra i giusti, fra coloro che fanno vivere, che nutrono. Con piccoli gesti ma con grandi orizzonti. (Letture: Deuteronòmio 8, 2-3.14b-16a; Salmo 147, 1Corinzi 10, 16-17; Giovanni 6, 51-58)

FABRiZiO MORO-iL SENSO Di OGNi COSA


 
IL VANGELO DOMENICA 26 GIUGNO 2011
 
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23/06/2011

Quei dialoghi con la Madonna Il dilemma di Medjugorje

 

Magnificat - Mina

 
 

 

 

 

 

IL 24 GIUGNO DI 30 ANNI FA LA PRIMA APPARIZIONE. IL RACCONTO E LE PERPLESSITÀ NELLA CHIESA

Quei dialoghi con la Madonna
Il dilemma di Medjugorje

Così gli occhi dei sei giovani seguivano la stessa visione

di  VITTORIO MESSORI 

 

Erano i primi anni Ottanta, le autostrade erano cosa da Paese capitalista, per attraversare l'Istria e poi scendere verso Sud, lungo la riviera dalmata, non c'era che la vecchia strada federale, angusta e pericolosa. Quando stavo finalmente per giungere alla meta, incappai nel posto di blocco della Milizia comunista: domande sospettose, perquisizioni, sequestro della Bibbia che avevo con me, ammonimenti a non fare «proselitismo». Ero tra i primi a giungere in quel luogo aspro e remoto, dal nome significativo: Medjugorje, in mezzo ai monti. Dal passaparola più che dai media, che davano solo poche e imprecise notizie, avevo saputo che un gruppo di giovanissimi affermava di «vedere la Gospa», la Signora, la Madonna. E che la cosa stava coinvolgendo folle crescenti nella Jugoslavia orfana di Tito da un anno e dove la religione era ancora una sorvegliata speciale. Partii, dunque, più che da devoto, da giornalista e da studioso del fenomeno delle apparizioni mariane, da amico e discepolo dell'abbé Laurentin, il maggiore storico di Lourdes e divenuto poi il più autorevole autore su Medjugorje.

Così, grazie alla tempestività del viaggio, fui tra i pochi che ebbero un privilegio invidiato poi dai milioni di pellegrini che seguirono. Quello che chiamavano «l'Incontro» avveniva all'imbrunire nella sagrestia della moderna e strana chiesa del luogo: strana perché enorme, in mezzo a una sorta di deserto stepposo e pietroso, un gigantesco edificio per una parrocchia povera e minuscola, come per l'intuizione che lì sarebbero accorse delle folle. La sagrestia era stipata da gente in piedi, ma tra i francescani qualcuno aveva letto la traduzione di qualche mio libro e mi concessero di pormi in prima fila. Dovetti sgomitare per mantenere la posizione, cui non volevo rinunciare: per la prima volta potevo assistere a un fenomeno che avevo conosciuto solo su libri e documenti polverosi. Arrivarono i sei giovanissimi, dai 6 ai 16 anni, cominciarono a pregare ad alta voce, anch'essi in piedi. Non avevano davanti una statua o una immagine, guardavano verso l'alto. Ad un tratto, la preghiera si interruppe e, in sincronia, si lasciarono cadere sulle ginocchia, a corpo morto, con un tale tonfo che pensai a rotule fratturate. Invece, sul volto dei ragazzi, comparvero i segni di una enigmatica trasformazione: si illuminarono, tutti, con un sorriso e, alternandosi, cominciarono un dialogo che si intuiva dalle labbra che si muovevano, senza che noi spettatori udissimo alcun suono. Ero lì come osservatore doverosamente critico, non cedetti all'aura di misticismo che impregnava il piccolo locale sovraffollato, scrutavo il volto dei giovani, a un paio di metri di distanza. Erano, lo dicevo, in sei, inginocchiati uno accanto all'altro: la visione doveva muoversi, perché la seguivano con lo sguardo. Fissai l'attenzione sugli occhi, constatando che tutti si muovevano in sincronia e nella stessa direzione: eppure, in quella posizione, l'uno non poteva vedere l'altro, era evidente che seguivano «qualcosa» che tutti vedevano e che si spostava nell'aria, davanti a loro. Eguale sincronia nell'alternarsi dei sorrisi e delle espressioni addolorate: nel colloquio la Gospa, se davvero di Lei si trattava, alternava parole amorevoli ad avvertimenti inquietanti e i ragazzi reagivano all'unisono. Ma, lo dicevo, vista la posizione, non era possibile che si spiassero e si imitassero a vicenda. In perfetta contemporaneità fu anche la fine, dopo circa un quarto d'ora. I sei riebbero il volto di sempre, non più trasfigurato, ritrovarono la voce udibile anche da noi per una preghiera, si alzarono e si allontanarono. Raggiungevano il francescano, loro padre spirituale, che li attendeva nella casa parrocchiale e a lui davano relazione dell'incontro e comunicavano il «messaggio». Non conoscendo il croato, per giunta nella particolare forma dialettale parlata in Erzegovina, non fui in grado di constatare di persona quanto mi avevano assicurato quei religiosi. I ragazzi, cioè, venivano interrogati subito e separatamente: la coincidenza dei loro resoconti si aggiungeva alla coincidenza dei loro sguardi e delle loro mimiche facciali durante «l'Incontro». 
Trent'anni sono passati da quel giugno 1981 in cui tutto ebbe inizio, non sono più tornato in quei luoghi, ma non ho cessato di informarmi e, soprattutto, di imbattermi in chi vi era stato: gente di ogni età, condizione, livello culturale. Eppure protagonisti, tutti, di un'esperienza che considerano importante e non pochi addirittura decisiva. Ho visto vite cambiate, vocazioni religiose sbocciate, pratiche religiose riscoperte. Sulla «verità» di Medjugorje non si potrebbero avere dubbi, se le si applicasse il criterio enunciato da Gesù stesso: «Non vi è albero buono che produca un frutto cattivo... Ogni albero si riconosce dal suo frutto...» (Lc 6,43). Tre decenni di esperienza mostrano quanto sia stato e sia spiritualmente abbondante e eccellente il raccolto prodotto da quell'albero cresciuto inaspettatamente nei Balcani.

Lourdes o per Fatima, dove la negazione è giunta da atei, laicisti, anticlericali. Qui, entrambi i due vescovi succedutisi alla guida della diocesi hanno assunto un atteggiamento sempre più negativo, sino a parlare di «una delle maggiori truffe nella storia della Chiesa». Altrove, poi, la difesa delle apparizioni ha caratterizzato i cattolici tradizionalisti, mentre quelli cosiddetti «aperti» esprimevano dubbi. Anche qui, le posizioni sono invertite: sono i seguaci di mons. Lefebvre che negano polemicamente che possa essere «vera» una Madonna nei cui messaggi ravvisano quelle che chiamano «deviazioni eretiche conciliari». Credenti pubblicano dossier dal titolo Medjugorje: è tutto vero. Ma altri credenti replicano con instant book: «Medjugorje: è tutto falso». Lo stesso episcopato è diviso: vi è il vescovo (magari il cardinale, come quello di Vienna) che si reca di persona in pellegrinaggio e chi fa rispettare puntigliosamente ai suoi preti il divieto di Roma di guidare ufficialmente dei gruppi.Per la Santa Sede, Medjugorje è un dilemma tormentoso. Da un lato si riconosce con gratitudine l'abbondanza dei frutti spirituali, dall'altro lato non si dimentica il vulnus al diritto canonico, con un tale movimento mondiale combattuto dagli ordinari del luogo, cui spetta il discernimento. Al punto in cui si è giunti, una sconfessione ufficiale della verità dei fatti da parte di Roma sarebbe una catastrofe sul piano pastorale. Ma catastrofico sarebbe anche il contrario: una smentita ufficiale, cioè, della posizione di due vescovi che negano senza esitazione la soprannaturalità e parlano non di miracoli, ma di truffe e inganni. Questo avrebbe effetti inediti e imprevedibili sul diritto ecclesiale. Non c'è da invidiare, davvero, il cardinal Ruini, responsabile della commissione ufficiale d'inchiesta: è possibile che neanche la sua lunga esperienza e la riconosciuta prudenza riusciranno a chiarire questa sorta di «mistero» del rosario che sembra, al contempo, «gaudioso» e «doloroso».

12/06/2011

LA NOSTRA BATTAGLIA A DIFESA DEL CROCIFISSO NON TERMINA QUI...GRAZIE AMICI DEL GRUPPO SU FACEBOOK PETIZIONE ONLINE PER NON FAR TOGLIERE IL CROCIFISSO DALLE SCUOLE ITALIANE

 

petizione crocifisso.jpg

   

 

Digita qui di fianco per vederel'ingrandimento

della lettera che ci ha inviato il presidente della

commissione per le petizioni


 

My Passion (Until the End of the World)


 

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GRUPPO CHE HO FONDATO SU FACEBOOK:

PETIZIONE

DOVE SI DICHIARA CHE I FEDELI SONO CONTRARI CHE

SI TOLGA IL CROCIFISSO DALLE SCUOLE ITALIANE.

(COME DA SENTENZA DI STRASBURGO). LO SCOPO

DI QUESTO GRUPPO E' DI FAR CONOSCERE ,

APPOGGIARE E FAR PROMUOVERE IN TUTTA ITALIA

TALE NOBILE INIZIATIVA. E' UN GRUPPO CHE NON

HA SCOPO DI LUCRO MA UNO SCOPO SOCIALE E CULTURALE

horrorr225.gifdigita qui:PETIZIONE ONLINE PER NON FAR TOGLIERE IL CROCIFISSO DALLE SCUOLE 

 

GESU' NON E' MERCIMONIA: La Curia frena i parroci:  no alle nozze lampo di Rubysia fatta la tua volontà o SIGNORE 008.jpg

 Grazie amici online per la vostra adesione e condivisione. La croce in un paese ipocrita in un paese dove tutto viene posto in essere per il dio denaro, dove i riferimenti e i valori hanno abdicato lasciando il posto alla mercimonia , anche a volte usando la fede impropiamente. Un grazie anche a tutti coloro che hanno aderito a questo gruppo pur vivendo in altri paesi.. questo è per noi un valore aggiunto.. Io non  azzero il link del gruppo ma voi se volete potete legittimamente uscire...In un mondo sempre più arido e ribadisco ipocrita.. la croce per me è la purezza infinita e la speranza per un futuro migliore. 

GRAZIE ANCORA AMICI E' MERITO VOSTRO SE SIAMO RIUSCITI AD OTTENERE QUESTO IMPORTANTE E UNICO RISULTATO..

 GESU' SIA FATTA LA TUA VOLONTA'. IL CROCIFISSO LE NOSTRE BATTAGLIE LA RISPOSTA DEL PRESIDENTE  PER LE COMMISSIONI LETTERA AL NOSTRO AMATO VESCOVO DANTE LAFRANCONI

 

COMMEMORAZIONE: IL VESCOVO DANTE DA 10 ANI A CREMONA FONTE SETTIMANALE IL PICCOLO DI CREMONA E CREMA

DAL MIO ARCHIVIO SI PUO' RIPERCORRERE LE BATTAGLIE FATTE A DIFESA DEL CROCIFISSO..

 

DANTE LAFRANCONI: IL CROCIFISSO E' UN SEGNO CHE NON HA MAI FATTO MALE A NESSUNO

 

LA NOSTRA PETIZIONE GRUPPO FONDATO SU FACEBOOK AL PARLAMENTO EUROPEO FONTE SETTIMANALE IL PICCOLO DI CREMONA E CREMA

 

OMAGGIO AL SANTO PADRE BENEDETTO XVI

26/01/2011 | DANTE LAFRANCONI: IL CROCIFISSO E' UN SEGNO CHE NON HA MAI FATTO MALE A NESSUNO

03/01/2011

IL SANTO PADRE BENEDETTO XVI HA RISPOSTO ALLA LATTERA DEL NOSTRO GRUPPO FONDATO SU FACEBOOK

AL SANTO PADREPapa Benedetto XVI (Ansa)

BENEDETTO XVI

CITTA’ DEL VATICANO

 

 

SANTO PADRE,

alla presente allego la petizione online inviata alla Corte di Giustizia Europea dei DIRITTI DELL’UOMO (il gruppo che ho fondato su Facebook non ha scopo di lucro ed è di promozione sociale) dove 550 fedeli (nel frattempo se ne sono aggiunti altri) chiedono di non far togliere il crocifisso dalle scuole Italiane.

Tale richiesta vuole essere un appoggio concreto al ricorso presentato dal Governo Italiano.

La petizione è stata dedicata a tutti coloro i quali hanno perso un lavoro a tutti coloro i quali sono in cassa integrazione, a tutti coloro i quali svolgono un lavoro precario.

Per l’occasione ho fatto a mano un crocifisso che invio a Sua Santità con dedica per ricordare questo momento particolare.

Mi è gradita l’occasione per porgere a Lei Santo Padre Buon Natale un sereno Anno Nuovo.

Gabriele Cervi

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RISPOSTA DELLA SEGRETERIA DI STATO

 

 

PRIMA SEZIONE -AFFARI GENERALI

 

LA SEGRETERIA DI STATO PORGE DISTINTI OSSEQUI AL SIGNOR GABRIELE CERVI E, NEL SIGNIFICARE CHE QUANTO INVIATO AL SANTO PADRE E' REGOLARMENTE PERVENUTO A DESTINAZIONE,E' LIETA DI TRASMETTERNE IL RINGRAZIAMENTO E IL BENEDICENTE SALUTO.

DAL VATICANO, 14 DICEMBRE 2010

 

SEGRETERIA DI STATO AFFARI GENERALI

PREFETTO

X PAPA BENEDETTO XVI

27/11/2010 |LETTERA PUBBLICATA DAL SETTIMANALE LA VITA CATTOLICA DIOCESI DI CREMONA

CROCIFISSO INVIATO A PAPA BENEDETTO XVI COME SOSTEGNO ALLA NOSTRA PETIZIONE SU FACEBOOK

19/03/2011 | CROCIFISSO INVIATO A PAPA BENEDETTO XVI COME SOSTEGNO ALLA NOSTRA PETIZIONE SU FACEBOOK

 

VORREI RINGRAZIARE DI CUORE IL DIRETTORE DEL SETTIMANALE LA VITA CATTOLICA DIOCESI DI CREMONA PROF.MONS. VINCENZO RINI CHE HA PUBBLICATO LA MIA LETTERA SUL SUO IMPORTANTE SETTIMANALE.

NELLO STESSO NUMERO (CHE SI TROVA IN EDICOLA FINO A MERCOLEDI) VIENE TRATTATO IL RICORSO DELL’ITALIA ALLA CORTE DI GIUSTIZIA CONTRO LA SENTENZA CHE VIETA L’ESPOSIZIONE DEL CROCIFISSO A FIRMA DEL GIORNALISTA LUCA GALANTINI CHE HA FATTO UN OTTIMO ARTICOLO.

QUI RIPRODUCO ALCUNI PASSAGGI CHE RITENGO IMPORTANTI PER CAPIRE COME SI E’ ARRIVATI A QUESTO VERO E PROPIRO IO TALE LO RITENGO CRIMINE.

La decisione della Corte di Strasburgo costituisce un classico esempio di impostazione laicista volta a rinchiudere la manifestazione della libertà di religione, in particolare quella cristiana, in un vero ghetto. In questa prospettiva si inquadrano le motivazioni della sentenza, secondo la quale l’esposizione di ogni simbolo religioso lede il diritto di scelta dei genitori su come educare i figli, quello dei minori di credere o meno, e lede anche il “pluralismo educativo”. Il giudizio della Corte è il risultato palesemente illogico e incerto nel suo contenuto. La sentenza disconosce il ruolo pubblico e sociale della religione, in particolare quella cristiana, nella costruzione della società civile e del diritto pubblico e promuove un indifferentismo religioso che è in profonda contraddizione con la storia, la cultura e il diritto del popolo italiano e dei popoli europei.

Il Crocifisso rappresenta un simbolo religioso, culturale e identitario e proprio per questo non ha mai assunto una valenza coercitiva, come invece sostiene la Corte nella sua sentenza..

Luca Galantini

 

CROCIFISSO, UNA BATTAGLIA VINTA DA TUTTI E PER TUTTI IL CASO FONTE QUOTIDIANO LA PROVINCIA DI CREMONA DOMENICA 20 MARZO 2011

20/03/2011 | CROCIFISSO, UNA BATTAGLIA VINTA DA TUTTI E PER TUTTI IL CASO FONTE QUOTIDIANO LA PROVINCIA DI CREMONA DOMENICA 20 MARZO 2011

3348.GIFmi pregio di comunicarle che la Sua petizione è stata iscritta nel progetto di ordine del giorno della riunione della commissione per le petizioni che si terrà a Bruxelles il 13 aprile 2011.L'esame della petizione è previsto alle15.00circa.
Parlamento EuropeoQUESTO BLOG NON HA SCOPO DI LUCRO E' DI UTILITA' SOCIALE E FA PARTE DEL LABIRINTO ONLINE CREATO DA GABRIELE PER DIVULGARE IL BENE COMUNE E LE PARI OPPORTUNITA'.

PER PETIZIONE A FAVORE DELLA SANTA CROCE USB INVIATA ALLA COMUNITA' EUROPEA

19/03/2011 | PER PETIZIONE A FAVORE DELLA SANTA CROCE USB INVIATA ALLA COMUNITA' EUROPEA

CHIAVETTA USB INVIATA ALLA CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL'UOMO NOSTRA PETIZIONE SU FACEBOOK A DIFESA DEL SANTO CROCIFISSO

19/03/2011 | CHIAVETTA USB INVIATA ALLA CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL'UOMO NOSTRA PETIZIONE SU FACEBOOK A DIFESA DEL SANTO CROCIFISSO

CROCIFISSO INVIATO A PAPA BENEDETTO XVI COME SOSTEGNO ALLA NOSTRA PETIZIONE SU FACEBOOK

19/03/2011 | CROCIFISSO INVIATO A PAPA BENEDETTO XVI COME SOSTEGNO ALLA NOSTRA PETIZIONE SU FACEBOOK

DAL SETTIMANALE LA VITA CATTOLICA DIOCESI DI CREMONA : APPELLO PER I CLOCHARD E LETTERA DEL SANTO PADRE GIOVEDI 13 GEN. 2011

IN DIFESA DEL NOSTRO SANTO CROCIFISSO
OMAGGIO AL VESCOVO DI CREMONA MONS. DANTE LAFRANCONI BAULETTO CON CROCIFISSO DA SCRIVANIA

19/03/2011 | OMAGGIO AL VESCOVO DI CREMONA MONS. DANTE LAFRANCONI BAULETTCONDA SCRIVAOMAGGIO AL VESCOVO DI CREMONA MONS. DANTE LAFRANCONI VISITA PASTORALE A CASTELVERDE  2010

19/03/2011 | OMAGGIO AL VESCOVO DI CREMONA MONS. DANTE LAFRANCONI VISITA PASTORALE A CA