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21/01/2012 | COPERTINA GRUPPO RIFORMA DEI PARTITI E DEI SINDACATI CODICE ETICO SU FACEBOOK
LA SEGUENTE COPERTINA E' STATA PRESA DAL LINK SU FACEBOOK DEL DOTT. FERDINANDO IMPOSIMATO AMMINISTRATORE DEL GRUPPO.
RIFORMA DEI PARTITI E DEI SINDACATI. CODICE ETICO
GRUPPO SU FACEBOOK
Scriviamo questa lettera aperta per sottoporre alcune proposte innovative e riformatrici che se accolte potranno dare un impulso etico di trasparenza e di onestà all’attuale status politico e sindacale del paese.
Per dare sostanza alle nostre proposte, ho fondato un gruppo online denominato: Riforma dei Partiti e dei Sindacati Codice Etico, usando il socialnetwork Facebook dove posso interagire con tanti amici online , attualmente sono 4980. Il gruppo non ha scopo di lucro, è aperto a tutti ed è traversale. Dopo questa dovuta presentazione, siamo onorati di sottoporre queste nostre proposte che abbiano denominato codice etico e che auspichiamo siano prese come contributo per rinnovare i partititi e i loro statuti.
PREMESSO
Che i partiti politici sono associazioni private senza alcuna disciplina legale finanziati (contributo elettorale) con denaro pubblico senza alcun controllo delle spese che hanno portato da parte dei medesimi partiti (anche recentemente) a violazioni contro le leggi costituzionali creando con soldi pubblici malaffare, clientelismo e corruzione
A nome dei 1730 attuali aderenti al gruppo sottopongo alcuni punti come nostro personale contributo di cittadini stanchi di vedere sperperati milioni di euro (soldi pubblici nostri soldi) in minima parte utilizzati per le spese elettorali effettive e di cui la gran parte sono distratti e utilizzati per compravendite patrimoniali , spese varie fonte di clientelismo, spese per il personale di federazioni e di sezioni che nulla hanno a che vedere con il contributo dato per le spese elettorali. Inoltre i partiti per sostenersi ( i milioni di euro erogati ai medesimi presumiamo a questo punto che non bastano per il loro sostentamento) vendono nelle loro assemblee merce a pro partito, ricevono poi soldi dai propri tesserati come iscrizione ecc.
Per fare un esempio il contributo elettorale erogato nel 2008 è stato di oltre 500 milioni di euro a fronte di una spesa totale di 130 milioni di euro.. Praticamente vengono regalati ai partitti nostri soldi per un totale circa di 380 milioni di euro.. Se questo non è uno scandalo cosa è..!!
Per tutto ciò premesso :
CHIEDIAMO
1) L’ attuazione dell’articolo 49 della Costituzione con una legge ordinaria che preveda la responsabilità dei partiti di fronte alla legge e ne sanzioni le violazioni e che garantisca il controllo della correttezza e della trasparenza della vita interna dei partiti;
2) Registrazione degli Statuti dei partiti presso il Parlamento;
3) Certificazione di Bilanci dei partiti secondo le norme del codice civile;
4) Nomina di un revisore dei conti esterno e autonomo dai partititi;
5) Nomina di un Provibiro esterno per garantire la democrazia interna dei Partititi;
6) Obbligatorietà di elezioni primarietra i cittadini per la selezione delle candidature;
7) Esclusione delle candidature delle persone rinviate a giudizio o condannate per qualsiasi reato;
8) Responsabilità penale e civile dei segretari politici e dei
tesorieri e decadenza dagli incarichi per violazioni degli
Statuti e delle leggi dello Stato;
9) Erogare rimborsi elettorali pubblici ai partiti dati per le
spese effettivamente sostenute con l’obbligo di produrre
pezze giustificative: bolle, fatture, scontrini ecc;
10) Per ridurre i costi della politica proponiamo che il
finanziamento ai giornali di partito sia dato per l’effettiva
vendita dei giornali riscontrabile dagli abbonamenti e
vendite effettive;
Queste sono alcune proposte che noi riteniamo importanti per rinnovare lo status quo politico. Noi siamo sostenitori di una vera Democrazia, non di facciata ma reale basate non sulle oligarchie di un regime partitocratico ma su un vero stato di diritto.
In questi decenni i partititi hanno creato una distanza fra loro e i propri elettori abissale, questa distanza riguarda la società civile. I partiti purtroppo rappresentano solo se stessi e i loro interessi di bottega fautori nel paese di caste , lobby dimenticando il bene collettivo.
Troppi privilegi e la non trasparenza hanno fatto si, che la gente ormai sfiduciata, amareggiata e disillusa non creda più allo stato di diritto . Il nostro è uno stato fondato da furbi e i politici agevolano i medesimi furbi ladri e disonesti istituzionali infischiandosene delle leggi che promulgono. Noi non vogliamo che ciò sia il nostro ma soprattutto il futuro dei nostri figli e delle nuove generazioni. Noi abbiamo già pagato un pesantissimo prezzo in nome di ideali ormai morti ed oggi utili solo alla partitocrazia che li usa solo per perpetuarsi.
E’ per questo che come cittadini usando le opportunità che questa democrazia ci concede, ancora ,abbiano ritenuto opportuno e socialmente utile inviare queste nostre proposte
Cordiali saluti.
Gabriele Cervi
(fondatore del gruppo su facebook riforma dei partiti e dei sindacati codice etico)
PS: Non abbiamo affrontato i privilegi dei politici (la famosa casta) in quanto sappiamo che il Parlamento sta lavorando per ridurre gli stipendi dei Parlamentari, per diminuire gli stessi Parlamentari delle due Camere, delle Province e dei Comuni. Siamo fiduciosi che si arrivi al più presto a queste soluzioni moralmente ed eticamente non più rinviabili.
Seguono gli amministratori del gruppo:
Giovanna Melandri Onorevole PD
Jane Alquati Assessore comunale Pdl
Carlo Rienzi Dott Pres. Codacons
Agostino Alloni Consigliere Regione Lombardia PD
Luigi Berlinguer Europarlamentare Europeo PD
Marialuisa D'attolico Giornalista Free Lance presso Privato
Ferdinando Imposimato Giudice Lavora presso Suprema Corte di Cassazione
Enrico Galavotti Professore
Cinzia Fontana Senatrice PD
Chiara Capelletti Assessore Provinciale PDL
Maria Vittoria Ceraso Assessore Comunale PDL
Jacopo Fanti Laureato in cooperazione internazionale
Francesco Alberoni Professore, Scrittore, Sociologo
Margherita De Bac Giornalista lavora presso corriere della sera
C’è un filo rosso, neanche poi così sottile, che tiene assieme il crack dell’ospedale San Raffaele di Milano, la regione Lombardia con il suo presidente Roberto Formigoni e la potentelobby di Cl. Se lo si segue si arriva sulle sponde dell’Adriatico, a Rimini, in agosto, quando i turisti si godono le vacanze estive e i ciellini accorrono da tutta Italia a prestare il loro contribuito gratuito per la gloria del Meeting per l’amicizia fra i popoli.
Nella bufera che ha scoperchiato la presunta società a delinquere che avrebbe messo in piedi da don Luigi Verzè con l’orchestrazione del suo braccio destro Mario Cal, il manager che si è suicidato lo scorso 18 luglio, non c’era posto solo per le tangenti, ma anche per lesponsorizzazioni ed è così che si è arrivati a Fernando Lora della Progetti Srl e al Meeting riminese.
A far luce sulla vicenda è l’indagine della procura di Milano: i fornitori che avevano a che fare con Don Verzè e Cal dovevano restituire in nero una parte dei soldi ricevuti. Accettare il sistema significava ricevere nuove commesse e dunque lavorare, un sistema blindato che proteggeva anche dai contraccolpi nefasti della crisi, almeno fintantoché è durato.
Lorna, sentito dal pm della procura di Milano Luigi Orsi, ha detto che gli è stato chiesto più volte dai vertici del San Raffaele di fornire un suo sostegno economico per la realizzazione della kermesse ciellina.
“Tra il 2002 e il 2003 –ha dichiarato- la Progetti srl ha finanziato il Meeting di Rimini per totali 200 mila euro. Si è trattato di dar seguito a un esplicito invito di Mario Cal, il quale mi ha detto che così operando ne avrebbe comunque tratto beneficio”. “Io acconsentii a tali richieste – ha aggiunto l’imprenditore – per 216.000 euro e la mia società ebbe modo di esporre la cartellonistica con il logo aziendale e comparve tra gli sponsor della manifestazione”.
Un’offerta che non si poteva rifiutare, quella di don Verzé. Se Lora non avesse accettato il potente don “avrebbe dovuto rivolgersi a qualcun altro perché considerato non più collaborativo nell’elargizione delle stecche”. D’altronde, come ebbe a giustificare Cal occorreva “mandare avanti la baracca”.
La Progetti Srl di Lora si occupa di progettazione, realizzazione e manutenzione degli impianti industriali. Nel profilo aziendale pubblicato sul sito si legge, che “nel settore ospedalieroProgetti è partner storico dell’istituto San Raffaele di Milano”.
Si spiega inoltre che la società ha numerosi “interlocutori con i quali il team lavora fianco a fianco favorendo lo sviluppo di relazioni che si basano sulla stima reciproca, per andare oltre i tradizionali rapporti di lavoro”.
E oltre è andato sicuramente il patron Fernando Lorna, in una relazione pericolosa intessuta con il prete manager.
Navigando sul sito della Progetti si scopre anche che l’azienda ha base in Italia a Milano e progetti avviati in Spagna, Messico e India. Nel capoluogo lombardo sono presenti due delle sedi italiane, una delle quali si trova in via dell’Olgettina 60, vicino al civico 65, la palazzina delle ragazze del bunga bunga.
Chiamata direttamente in causa dalle dichiarazioni di Lora la fondazione del Meeting ciellino di Rimini ha chiarito la sua posizione. “La Progetti Srl è una delle società che in questi anni hanno investito in comunicazione e promozione nella nostra manifestazione. Il rapporto con l’imprenditore Fernando Lora e con la sua società è stato un puro rapporto di natura commerciale, svoltosi e documentato nella massima trasparenza e regolarità”.
Si chiama fuori da ogni ulteriore implicazione Cl, dichiarando la sua estraneità ai fatti e aggiungendo “non sapevamo e non sappiamo se ci fosse dell’altro tra Fernando Lora e il San Raffaele”.
Il fondatore del San Raffaele intanto è indagato per la bancarotta, conseguente al crack finanziario che ha visto il colosso ospedaliero milanese debitore per 1,5 miliardi di euro. I reati ipotizzati sono associazione per delinquere finalizzata all’ appropriazione indebita, alla frode fiscale, alla distrazione di beni e al riciclaggio.
Occorrerà aspettare la prosecuzione delle indagini per chiarire una trama di collusioni che sembra riservar ancora nuove rivelazioni.
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Il modello San Patrignano esportato, per la prima volta, all’interno di un’azienda sanitaria pubblica, la Asl numero 1 di Milano, dove a giorni dovrebbe entrare Andrea Muccioli, figlio di Vincenzo, numero uno della comunità romagnola fondata dal padre per lunghi 16 anni. Sedici anni che si sono conclusi tre mesi fa, quando Muccioli è stato silurato, causa un buco da 20 milioni di euro e un bilancio di gestione che più che esprimere un concetto di comunità ha portato a una guerra per bande, con i 1500 ragazzi divisi in gruppi, l’uno contro l’altro. Ma soprattutto i soldi, la gestione non limpida delle casse dalle quali Muccioli avrebbe prelevato migliaia di euro per costruirsi una reggia piuttosto che un’abitazione.
E’ stato così che Muccioli, su pressione dei Moratti, Letizia e Gian Marco, azionisti di riferimento di San Patrignano, ha dovuto lasciare. E, dopo un periodo di silenzio, forse concordato, è sbarcato – indiscrezioni non smentite – a casa di Roberto Formigoni con la qualifica di consigliere per le droghe dell’Asl numero 1 a Milano, addetto al supporto della valutazione delle comunità. Un ruolo di prestigio, ma soprattutto delicato. Un ruolo dove Muccioli esporterebbe nel pubblico il modello San Patrignano che, tra coni d’ombra su episodi mai chiariti e metodi riabilitativi mai resi noti fino in fondo, sarebbe quanto meno discutibile. Forse addirittura pericoloso.
Lo ha deciso – anche se il governatore smentisce che la decisione sia sua – Formigoni, che al giovane Muccioli è legato non solo da stima, ma anche da questioni di Comunione e Liberazione: il meeting di Rimini da sempre viaggia a braccetto con la potente macchina di San Patrignano, industria da 30 milioni di fatturato (12 provenienti dalle attività, 15 dall’assegno annuale di papà Moratti e 3,5 di finanziamenti pubblici) non solo mette a disposizione del meeting soldi e sponsor, ma anche braccia per mettere in piedi la coreografia dell’appuntamento annuale dei cattolici cresciuti nel nome di don Giussani.
La notizia – non c’è ancora nessuna delibera, ma è solo in attesa della firma in calce – ha già scatenato la rabbia delle opposizioni, in particolare i consiglieri regionali della Lombardia di Sel, Giulio Cavalli e Chiara Cremonesi. “La notizia ci lascia letteralmente sconcertati. Muccioli e San Patrignano incarnano l’idea di una modalità educativa e di cura assai discutibile, che ha palesemente fallito, investita da ombre pesanti sui metodi e persino da vicende giudiziarie. Un disastro che è stato anche economico e amministrativo, con una comunità al tracollo, un buco finanziario di svariati milioni e il recente allontanamento del figlio del suo fondatore. Considerato che la nomina non è ancora stata formalizzata, auspichiamo un ripensamento. In caso contrario, si tratterebbe oltretutto di uno schiaffo inaccettabile al terzo settore, che in Lombardia vanta esperienze e risorse professionali e umane di grande livello, da anni impegnate nella prevenzione e nel contrasto al consumo di sostanze stupefacenti. Forse con meno visibilità pubblica di Muccioli, ma certamente con ottimi risultati”. Decisione che non piace nemmeno a larga parte del Pd.
Ma Formigoni non sembra abbia intenzione di ripensarci o, comunque, se davvero lui – come affermano in Regione Lombardia – è estraneo alla decisione, non si metterà mai di traverso, anche perché l’accordo con Muccioli parte da lontano, dalla Riviera Romagnola, appunto, e sembra esclusa qualsiasi forma di ripensamento.
Andrea Muccioli aspetta. Perché l’erede designato di papà Vincenzo, non ha nessuna voglia di finire ai giardinetti. Non ha l’età. Lo disse chiaramente anche ai coniugi Moratti, Letizia e Gian Marco, che sono riusciti a rimuoverlo da San Patrignano solo dopo lunghe trattative e lo hanno spinto a firmare le dimissioni. Motivi economici, in primis: la comunità, per la prima volta nella sua storia, si trovava sommersa da venti milioni di debito, e le cause erano da riportare alla gestione allegra di Andrea. Soprattutto a quella casa che si è fatto costruire nel tempoall’interno del recinto di San Patrignano: tre piani, novecento metri quadri calpestabili e un valore che si aggira attorno ai quattro milioni di euro. Una spesa di mezzo milione di euro solo per le scale e 20 mila euro per un porta telefono in legno di Norvegia. Piccolezze, forse, ma che avrebbero contribuito ad arricchire un bilancio dissestato.
Ma Andrea si è trovato di fronte anche le resistenze dei colonnelli del fu padre Vincenzo, in particolare Franz Vismara, già arrestato per falsa testimonianza e depistaggio ai tempi del processo per l’omicidio di Roberto Maranzano, ucciso all’interno della comunità di Coriano. Fu Vismara, qualche mese fa, a sfogarsi nel corso di una riunione di famiglia con i Muccioli e i Moratti: con la gestione di Andrea non possiamo continuare. Ci sono i debiti, disse rivolto a Gian Marco Moratti, ma anche una comunità che non è più tale: sospetti, odio, fazioni schierate e pronte alla guerra.
Fu a quel punto che Letizia e Gian Marco Moratti chiesero di farsi da parte. In qualche modo e sotto altre forme sarebbe tornato a lavorare. Forse non pensavano alla Lombardia, ma un posto al sole gliel’avrebbero garantito.
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