16/08/2011
IN NOME DELLA CROCE QUANTO IPOCRISIA -BUSINNESS: L’esercito di Cl è già al lavoro a Rimini: nel nome del meeting pagano per lavorare
Guai a voi scribi e farisei ipocriti!
L’esercito di Cl è già al lavoro a Rimini: nel nome del meeting pagano per lavorare
A Ferragosto l’esercito di Comunione e liberazione è al lavoro. Domenica 21 la ventitreesima edizione del meeting di Rimini, ospitato nella nuova fiera, aprirà le porte a circa 800 mila persone in una settimana. Oltre ai visitatori italiani, tanti gli stranieri, attesi da 70 nazionalità diverse.
S’inizia con la messa nell’auditorium centrale e di seguito il saluto di Papa Benedetto XVI e la visita del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
Per mettere in piedi un evento così grande servono fondi ingenti e non basta il sostegno degli oltre 20 sponsor. Dieci giorni prima i volontari del premeeting sono all’opera per dare il loro contributo e sentirsi parte di ciò che una di loro non stenta a chiamare “il meeting più importante d’Europa”. All’inizio i volontari erano 640, 433 studenti universitari (molti nella fascia d’età dai 20 ai 25), prevalentemente del centro-nord, con Bologna e Milano in testa e 207 persone provenienti dal mondo del lavoro, medici, ingegneri, impiegati e liberi professionisti, perlopiù lombardi, con compiti direttivi. Rimarranno circa in 450 fino al 19 e il 20, giorno della vigilia, 70-80 ragazzi termineranno l’allestimento con gli ultimi ritocchi.
La giornata dei discepoli di don Giussani inizia alle 8.45 con le lodi, poi al lavoro fino alle 13. Pausa di un’ora per il pranzo e alle 14 di nuovo i volontari si riuniscono per l’angelus. Il turno pomeridiano finisce alle 18.30. Otto ore e mezzo di lavoro che dal 16 agosto possono diventare 11, se si sceglie di fare anche il turno serale dalle 20,30 alle 23. Anche il 15 saranno impegnati ma solo fino alle quattro del pomeriggio: la giornata lavorativa è ridotta per il tradizionale pellegrinaggio alla Madonna di Bonora di Montefiore Conca.
“I volontari – spiega Franco Casalboni, ingegnere riminese che fin dalla prima edizione si occupa del premeeting- costruiscono materialmente il meeting impegnandosi nei cantieri delle mostre, del villaggio ragazzi, degli spazi comuni che sono i percorsi e le piazze che da anni caratterizzano l’ambientazione della manifestazione. Sono, poi, impegnati in servizi orizzontali, ovvero quelli di supporto a tutto il cantiere. Si tratta di figure specifiche come elettricisti, falegnami, magazzinieri e trasportatori”.
A metà agosto molti italiani sono in ferie, ma non i volontari di Cl. Lorenzo, 21 anni, dalla provincia di Milano è contento, quasi ispirato, quando dice “Io vengo qua e pago per lavorare”. Allude ai 128 euro che deve mettere di tasca sua per una decina di giorni – vitto e alloggio – in una delle strutture che la macchina organizzativa di Cl ha messo a disposizione. Dormire costa dunque poco più di 10 euro a notte. Per i pasti c’è il buono all’ora di pranzo da consumare nell’area fiera e la sera molti si trovano in una parrocchia di Rimini che organizza la cena.
“E l’esistenza diventa una immensa certezza”, questo il titolo del meeting 2011 che il sito spiega così: “Prima di ogni calcolo sulle nostre capacità o incapacità, la percezione di fondo del nostro io è quella di una certezza. E non una sicurezza a buon mercato o una garanzia a nostra disposizione, ma una certezza di appartenenza: siamo di qualcuno.
Altro che nichilismo nicciano, o relativismo etico, nella certezza dei volontari di Cl c’è voglia di pensiero unico, di sentirsi rassicurati da una guida: “Una guida che ti dica come guardare alla politica, all’amicizia, all’amore”. A dirlo è la ventenne Eleonora, di Macerata, studentessa del Politecnico di Milano. Per lei il meeting rappresenta “una educazione alla Bellezza” (si raccomanda di scriverlo con la b maiuscola) e poiché “tutto deve essere bello” il suo compito è quello di chiudere col nastro adesivo i buchi sul cellophane che copre la moquette. Neanche una macchia sulle certezze di Cl.
È stato “colpito dalla bellezza” anche il riminese Lorenzo, 22 anni, al suo terzo anno di volontariato. Non si era mai cimentato in un lavoro manuale, prima che al meeting gli insegnassero a fare l’elettricista.
C’è anche Celeste, ha 20 anni, ma l’apparecchio ortodontico con le piastrine in vista la fa sembrare più piccola. Viene a portare il suo contributo già dalla terza superiore. “Il primo anno facevo la parcheggiatrice, quest’anno mi hanno promossa alle fioriere: le dobbiamo scartavetrare, stuccare e poi verniciare”.
Al padiglione D7, un enorme cantiere di falegnameria lavora Luigi, brianzolo di 57 anni, in Cl da quando ne aveva 21. È dietro a un bancone e sulla sua testa campeggia un cartello con scritto a mano “La realtà è il corpo di Cristo”. Ora al meeting porta con sé anche i suoi due figli. Si distingue dagli altri per l’età e perché indossa una maglietta azzurra, quella dei capi, mentre gli altri volontari ce l’hanno verde. A casa Luigi si occupa di progettazione di impianti termici, al meeting dirige gli universitari, destreggiandosi tra progetti e metri cubi di legname. “I pannelli più grandi –dice- sono fatti da società esterne, noi volontari costruiamo circa 600 panche”. Viene da chiedersi a vedere tutto quel legno che fine faccia dopo il meeting. “Le panche – risponde Luigi- finito il meeting vengono buttate, costa troppo metterle a magazzino”.
Quando si chiede ai volontari di Cl che cosa ne pensano della politica, alcuni si dimostrano un po’ confusi, altri rivelano una simpatia per il centro-destra (Pdl in particolare). Tra i tanti lombardi presenti regna una certa diffidenza nei confronti del nuovo sindaco di Milano Giuliano Pisapia.
Ambrogina, 62 anni, milanese che di più non si può, collabora al database dell’ufficio volontari ed è più che diffidente nei confronti del suo sindaco: “Ho fatto tre settimane di campagna elettorale contro Pisapia, andavo coi cartelli in metropolitana. Nel centrodestra c’è spazio per l’iniziativa privata, il Pd invece ha una mentalità statalista e Pisapia che è ancora più a sinistra vuole concedere benefit amministrativi a gay, lesbiche e clandestini. E poi ci sono anche i trans. Io quelli brasiliani – prosegue Ambrogina – li vedo in parrocchia da me, vengono a messa alcuni, perché hanno un ricordo della tradizione del loro Paese e io mi chiedo come mai si riducano così, bisognerebbe aiutarli”. ‘Ricordo’ dice Ambrogina, non ‘fede’. “Al posto loro anzichè cercare di diventare donna andrei a scaricare della frutta”. Ride Ambrogina, certa della sua “certezza” e ammette contenta: “Il mio parroco li prende tutti in chiesa, dice che è la casa di tutti e questo prova che la Chiesa cattolica è intransigente sui principi ma tollerante con le persone”.Per fortuna allora che c’è la carità cristiana di Cl. E così sia
Caccia al tesoro di Comunione e Liberazione. A giudizio due membri del gruppo di Formigoni. Hanno mentito su "Memalfa", la cassaforte segreta

12/07/2011 | ROBERTO FORMIGONI TALMENTE ATTACCATO ALLA SUA POLTRONA CHE HA FATTO UNA LEGGE AD PERSONAM PER IL SUO QUARTO MANDATO.. CATTOLICO PRATICANTE...LO GIUDICHERA' ALLA FINE DIO.. COME TUTTI NOI ....
Tutto parte dallo scandalo internazionale Oil for food. Un’indagine americana scopre che durante l’embargo all’Iraq, Saddam Hussein, all’ombra del programma Onu che permetteva di scambiare petrolio con cibo e medicine, assegnava contratti petroliferi a prezzi di favore in cambio di robuste mazzette impiegate per sostenere il regime (e poi, dopo l’invasione Usa, per finanziare la guerriglia e il terrorismo). La costola italiana dell’indagine Oil for food è stata portata a termine dal pm Alfredo Robledo e da una squadretta di investigatori che hanno avuto elogi ed encomi internazionali e hanno incassato le prime condanne al mondo per questo scandalo internazionale. Il personaggio che ha avuto le più massicce assegnazioni petrolifere fatte a soggetti italiani (ben 24,5 milioni di barili) è Roberto Formigoni, forte della sua amicizia con il cristiano Tareq Aziz, allora braccio destro di Saddam. Le forniture di petrolio sono gestite da aziende suggerite dal governatore, come la Cogep della famiglia Catanese (tra i fondatori della Compagnia delle Opere) che in cambio, secondo l’accusa, paga tangenti per 942 mila dollari in Iraq e 700 mila a mediatori italiani. Per questa vicenda è stato condannato in primo grado e in appello, ma poi salvato dalla prescrizione, anche Marco Giulio Mazarino De Petro, amico e collaboratore di Formigoni, nonché intermediario con l’Iraq. Nella sua indagine, Robledo solleva il velo sul “Codice De Petro”, le attività finanziarie dei Memores Domini, che ruotano attorno a tre società estere chiamate Candonly e a una fondazione di Vaduz di nome Memalfa.
Gli uomini che le manovrano sono, oltre a De Petro, tutti Memores del gruppo di Formigoni: Alberto Perego, Alberto Villa, Fabrizio Rota, Mario Villa, Mario Saporiti. Perego, commercialista nato a Brugherio, è stato anche l’organizzatore e il tesoriere di una campagna elettorale di Formigoni. La prima Candonly Ltd nasce nel 1991 a Dublino. “Mandante Sig. Alberto Perego”, dice un memo riservato interno della fiduciaria svizzera Fidinam. Nel 1995 (anno in cui Roberto Formigoni viene eletto per la prima volta presidente della Regione Lombardia), a spartire a metà con Perego il controllo di Candonly arriva il segretario di Formigoni, Fabrizio Rota e subito nei conti della società cominciano ad affluire i soldi (829 mila dollari) di Alenia, gruppo Finmeccanica, interessata agli appalti nell’Iraq di Saddam.
Nel 1997, Candonly passa nelle mani di De Petro. Parte il business petrolifero: la piccola Cogep “ringrazia” Formigoni versando a Candonly oltre 700 mila dollari. Come li giustifica De Petro? “Sono il compenso per la mia consulenza”. Tre paginette dalla sintassi difficile in cui strologa di un “accordo petroil for food”. La Candonly nel 1999 rinasce a Londra, nel 2001 in Olanda. Ma continuano ad affluire i soldi di Alenia e della Cogep. Arrivano anche misteriosissimi soldi da Cuba e dall’Angola, oltre a 50 mila euro dall’italiana Agusta. Il denaro entrato nelle Candonly va in parte su un conto cifrato presso l’Ubs di Chiasso intestato a De Petro; in parte finisce sul conto “Paiolo” presso la Bsi di Chiasso; il resto affluisce su un paio di conti della banca Falck & Cie di Lucerna e di Chiasso, intestati alla Fondazione Memalfa. E qui siamo al cuore del “Codice De Petro”, al sancta sanctorum dei Memores Domini. Memalfa nasce nel 1992 a Vaduz, in Liechtenstein. Beneficiari economici: Alberto Perego e Fabrizio Rota. Che si tratti di uno strumento finanziario dei Memores è dimostrato dallo statuto: prevede che alla morte di uno dei due beneficiari il patrimonio venga assegnato interamente all’altro e, alla morte di entrambi, alla Associazione Memores di Massagno, la filiale svizzera dell’associazione.
Sui conti Memalfa di Lucerna e di Chiasso entrano i soldi affluiti alla Candonly. In uscita, Memalfa bonifica denaro al conto “Paiolo” di Chiasso e, dopo il 1997, a un altro conto acceso presso la Bsi di Zurigo. Il beneficiario è sempre Alberto Perego. Lui nega, e per questo sarà processato. Dei Memores è anche la barca usata da Formigoni, “Obelix”, 15 metri. Pagata 670 milioni di lire, 470 dichiarati e 200 in nero. Versati in parte da Formigoni in assegni, in parte in contanti e assegni da De Petro e dai Memores. Tra cui Alberto Villa, che versa 10 mila euro (benché non risulti tra i proprietari della barca). Memalfa, la sofisticata cassa comune offshore dei Memores Domini, è stata chiusa nel 2001. I suoi fondi sono finiti sul conto “Paiolo” di Perego
RIFORMA DEI PARTITI E DEI SINDACATI.
11:42 Scritto da: mobbing21 | Link permanente | Commenti (1) | Segnala
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Ho davvero apprezzato questo sito
Scritto da: essays | 19/08/2011
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