I BOIARDI DEI SINDACATI 3 ULTIMA PARTE

Image Hosted by ImageShack.usCORRIERECONOMIA INCHIESTA / LA LOTTIZZAZIONE E IL CONSOCIATIVISMO COINVOLGONO I VERTICI DI CGIL, CISL E UIL

I BOIARDI DEI SINDACATI

Difendendo i lavoratori fanno carriera. Diventano parlamentari, superburocrati, dirigenti di aziende o enti pubblici. E tutelano soprattutto se stessi. Perche’ dallo scandalo Affittopoli alle pensioni d’ oro. . .

 

—————————————————————– CorriereconomiaINCHIESTA / LA LOTTIZZAZIONE E IL CONSOCIATIVISMO COINVOLGONO I VERTICI DI CGIL, CISL E UIL I BOIARDI DEI SINDACATI Difendendo i lavoratori fanno carriera. Diventano parlamentari, superburocrati, dirigenti di aziende o enti pubblici. E tutelano soprattutto se stessi. Perche’ dallo scandalo Affittopoli alle pensioni d’oro… Il precedente clamoroso esiste. Riguarda i sindacalisti delle confederazioni Cgil, Cisl e Uil che si schierarono a difesa dell’equo canone in nome degli inquilini meno abbienti. Perche’, quando esplose lo scandalo Affittopoli, si ebbe il dubbio che avessero protetto soprattutto i loro contratti d’affitto a prezzi stracciati (oltre a quelli dei loro politici di riferimento). Spuntarono infatti affitti a equo canone di un esercito di sindacalisti: dal leggendario superattico ai Parioli, con tanto di idromassaggio Jacuzzi, del segretario della Cisl Sergio D’Antoni, fino agli eleganti appartamenti del suo predecessore Franco Marini o dell’ex capo dei metalmeccanici Cgil Fausto Bertinotti, leader di Rifondazione comunista (Prc). Adesso lo scandalo delle pensioni d’oro promette una replica. Cgil, Cisl e Uil da anni non organizzano scioperi generali per far adeguare la pensione minima di 600 mila lire al mese, con cui milioni di anziani (spesso soli) dovrebbero riuscire a sopravvivere. Ma, appena s’e’ parlato di colpire le categorie privilegiate (imponendo regole uguali per tutti), sono insorti in un ostruzionismo generalizzato antiriforme. Un atteggiamento che di fatto suona come una tutela degli interessi di parlamentari, superburocrati, dirigenti – boiardi, magistrati, manager bancari, alti gradi militari o giornalisti, che quasi sempre incassano rendite d’oro senza nemmeno aver pagato contributi sufficienti per poterle giustificare. A questo punto viene spontanea la domanda: non sara’ perche’ i leader sindacali spesso concludono la loro carriera proprio da parlamentari, superburocrati e, sempre piu’ spesso, da boiardi? “Nella Prima Repubblica, quando la grande partita della lottizzazione era controllata dalla Democrazia cristiana, ai sindacalisti di riferimento andavano poltrone marginali, soprattutto negli enti pensionistici – dice Giuliano Cazzola, un ex della Cgil passato dirigente generale del ministero del Lavoro e ora consigliere dell’ente pensionistico Inpdap -. Le componenti di sinistra avevano come sbocco il settore della cooperazione. In tempi di Seconda Repubblica sta invece partendo una grande corsa agli incarichi che vede schierati in prima fila i sindacalisti vicini al Pds e alla coalizione dell’Ulivo”. L’ex Cgil Giacinto Militello, oggi alla commissione a tutela della concorrenza Antitrust (dopo aver presieduto l’ente pensionistico Inps e le assicurazioni Unipol), spiega: “In Italia non ci sono i “college” inglesi tipo Oxford e Cambridge, ne’ le scuole francesi di formazione della tecnocrazia come l’Ena. Da noi la sede di formazione e’ sempre stata soprattutto la politica. Per cui mi sembra piu’ che giusto che anche i sindacalisti abbiano contribuito a generare la nostra classe dirigente”. Dopo la vittoria elettorale dell’Ulivo, i nuovi boiardi della Cgil stanno diventando quello che nella Prima Repubblica erano i democristiani della Cisl e i craxiani della Uil. Il segretario della Cgil Lazio Fulvio Vento, per esempio, e’ stato nominato presidente della municipalizzata di energia e acque Acea di Roma. Stefano Patriarca e’ passato dalla stessa confederazione al vertice del centro di formazione Formez (controllato dal ministero della Funzione Pubblica e dalla holding pubblica Iri). Paolo Brutti, leader del sindacato trasporti della Cgil, e’ stato catapultato alla presidenza della municipalizzata dei trasporti Apm di Perugia e a capo del settore trasporti del Pds. Ivan Cavicchi, da sindacalista Cgil della Sanita’, e’ andato a finire alle dipendenze della controparte, con l’incarico di direttore generale della Farmindustria, l’associazione degli industriali farmaceutici. “Il mio puo’ sembrare un salto della quaglia, ma non lo e’ – si giustifica Cavicchi -. Perche’ industriali farmaceutici e sindacati seguono una politica comune a difesa dello Stato sociale”. “Certo – aggiunge – nelle confederazioni si e’ diffuso un clima consociativo non solo con i partiti di riferimento, ma anche con aziende pubbliche, enti, municipalizzate, in cui si viene cooptati per ragioni politiche. Questo accade perche’ nel sindacato non ci sono sviluppi di carriera validi per le professionalita’ tecniche, ne’ tantomeno vengono riconosciute retribuzioni adeguate”. Luciano Scalia, passato dalla Cisl a capo del personale di societa’ pubbliche (Italtel e ora Stet), conferma: “La crisi del sindacato come scelta idealistica ha portato molti a essere invogliati da una carriera diversa nelle aziende e a valutare anche le convenienze economiche”. Nella Cisl i passaggi nelle partecipazioni statali sono stati numerosi. Il colpo grosso salto’ perche’ l’ex leader Pierre Carniti rifiuto’ la presidenza dell’ente televisivo di Stato Rai. Il gran feudo della confederazione di D’Antoni e’ alle Poste, dove e’ stato imposto al vertice (con una schiera di boiardi minori) Enzo Cardi, un professore targato Cisl. Nelle Ferrovie dello Stato e’ stata cooptata tutta la triplice. Con la presidenza di Ludovico Ligato emersero tra gli altri Giulio Caporali della Cgil, Pietro Merli Brandini della Cisl, Ruggero Ravenna della Uil. Sotto Lorenzo Necci poi, i boiardi del sindacato non hanno fatto che moltiplicarsi di numero. Si va da Luciano Mancini (Cgil) a Gaetano Arconti, Domenico Trucchi, Sante Bianchini e Luigi Di Giovanni (Cisl) fino a Giancarlo Aiazzi (Uil). Mauro Moretti puo’ essere l’esempio del manager impegnato nel sindacato (Cgil) che fa una brillante carriera. All’ente pensionistico Inps la presidenza era lottizzata a turno da Cgil, Cisl e Uil, fino all’uscita del cislino Mario Colombo. Negli altri enti previdenziali i sindacalisti abbondano. Quasi sempre presiedono l’importante Comitato di indirizzo e vigilanza (Civ): Paolo Lucchesi della Cgil e’ all’Inps, Giancarlo Fontanelli della Uil all’Inail, Roberto Tittarelli della Cisl all’Inpdap, Roberto Tonini della Cgil all’Ipsema. Un feudo sindacale sono anche le Agenzie regionali del lavoro, dirette per esempio da Rino Caviglioli (Cisl) nel Lazio, Andrea Stuppini (Cgil) in Emilia, Alberto Bellocchio (Cgil) in Lombardia. Quando il Psi di Bettino Craxi dominava, il leader della Uil Giorgio Benvenuto, gia’ molto attivo nel business della cooperazione con i Paesi del Terzo Mondo, fu imposto come segretario generale del ministero delle Finanze (ora e’ deputato dell’Ulivo). L’ex Uil Silvano Veronese e’ alla vicepresidenza del Cnel, mentre l’ex collega Bruno Bugli, gia’ vicepresidente dell’Inps, e’ stato nominato dirigente del ministero del Lavoro, dove gia’ c’e’ un’altra ex cislina, Annalisa Vittori. Ma, tra enti e municipalizzate, i sindacalisti – boiardi sono stimati nell’ordine delle migliaia. Non ci sono solo quelli della Triplice. Il leader del sindacato autonomo dei dirigenti industriali Fndai Bruno Losito presiede infatti l’ente pensionistico di categoria Inpdai, finito in crisi finanziaria proprio sotto la sua gestione. I leader sindacali dei giornalisti veneti e laziali, Gabriele Cescutti e Pierluigi Franz, hanno conquistato il vertice dell’ente pensionistico privatizzato Inpgi, varando ricchi aumenti per loro e gli altri consiglieri. Come se non bastasse, lunga e’ la lista dei sindacalisti, vicini al Pds e all’Ulivo, che attendono le poltrone a mano a mano liberate dagli occupanti espressi nella Prima Repubblica o dal Polo di Silvio Berlusconi. Militello e’ considerato un boiardo in ascesa, perlomeno se sara’ prosciolto nell’inchiesta giudiziaria sul caso Affittopoli (l’udienza preliminare e’ prevista alla fine di questo mese). Il suo presidente all’Antitrust, Giuliano Amato, e’ stato nei primi anni ’80 a capo del centro studi della Cgil per conto della componente sindacale filocraxiana. Ma questa contiguita’ con partiti, aziende, enti, istituzioni, non cancella quell’autonomia del sindacato tanto a lungo predicata dal leader storico della Cgil Giuseppe Di Vittorio? Si possono difendere i lavoratori da imprenditori, governo e istituzioni, se il sindacalista in futuro deve essere cooptato proprio da loro? “Tutto dipende dall’onesta’ individuale – dice Scalia -. Comunque, come e’ avvenuto per i partiti, forse anche il sindacato oggi andrebbe ripensato”. Il segretario della Cgil Sergio Cofferati, al congresso del Pds, ha rilanciato proprio la linea dell’autonomia, dopo avere con coerenza dichiarato di non prevedere quel passaggio in politica, ambito da sempre dai sindacalisti piu’ noti. Ma, in Parlamento e al governo, gli ex leader della Triplice continuano almeno a tutelare i lavoratori? Per ora dall’ex Cisl Marini, numero uno dei democristiani confluiti nel Ppi, a Bertinotti del Prc, all’ex numero due della Cgil Ottaviano Del Turco, nessuno appare in prima linea contro le pensioni d’oro delle categorie privilegiate, che tra l’altro questi ex sindacalisti stanno maturando come parlamentari. Il ministro del Lavoro Tiziano Treu, un professore vicino alla Cisl, con i sottosegretari Antonio Pizzinato, ex numero uno della Cgil, e Federica Gasparrini, ex sindacalista delle casalinghe, sta omogeneizzando i criteri previdenziali: mantenendo pero’ i principali privilegi della Banca d’Italia, di militari o superburocrati. All’Inps, del resto, la lottizzazione sindacale, oltre al collasso economico dell’ente, ha provocato incredibili privilegi pensionistici ai dirigenti interni. Fuori dalla previdenza, Amato e Militello all’Antitrust da anni possono favorire la liberalizzazione di varie professioni, cancellando gli sbarramenti imposti dagli ordini corporativi. Ma per ora non l’hanno fatto nemmeno con l’ordine dei giornalisti, che pur non esiste negli altri Paesi avanzati. I sindacalisti – boiardi non sono risultati immuni nemmeno dalla corruzione. Affittopoli a parte, si va da Caporali della Cgil, che ha ammesso grossi giri di tangenti alle Ferrovie, a Cosimo Catapano della Cisl, arrestato per una storia di mazzette alle Poste. A Giacinto Militello B Fulvio Vento C Stefano Patriarca D Paolo Brutti E Ivan Cavicchi F Luciano Mancini G Luciano Scalia H Mario Colombo I Gaetano Arconti J Enzo Cardi K Giorgio Benvenuto L Giancarlo Fontanelli M Silvano Veronese —————————————————————– Corriereconomia Gli incontri di Scalfaro con Seppia e Agnes La denuncia sulle pensioni d’oro delle categorie privilegiate, ufficializzata dal presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, ha raccolto ampi consensi tra le fasce meno abbienti della popolazione e tra quanti chiedono una maggiore equita’ nel sistema previdenziale nazionale. Ma ha irritato le potenti lobby di parlamentari, boiardi, superburocrati, magistrati o militari, che non vogliono perdere le loro ricche rendite, ottenute con leggine simbolo del consociativismo della Prima Repubblica. Scalfaro pero’ sembra intenzionato a non farsi intimidire e ad andare a fondo. Lunedi’ scorso ha ricevuto al Quirinale l’ex sindacalista ed ex parlamentare Mauro Seppia, che e’ presidente dell’ente previdenziale Inpdap. Giovedi’ ha convocato addirittura l’ex superboiardo Biagio Agnes, che con i suoi 40 milioni al mese e’ uno dei simboli del caso pensioni d’oro. Pero’ ha un problema in casa: il suo stretto collaboratore Gaetano Gifuni riscuote da tempo la megapensione di ex segretario generale del Senato.

Caizzi Ivo

 

http://i194.photobucket.com/albums/z66/mwambi/Angel-2.jpgSINDACATI DI REGIME VENDESI ENTRA NELLA PRIMA E SECONDA PARTE DELLA MIA INCHIESTA: DIGITA SOTTO

CGIL, CISL e UIL difendono gli scandalosi concorsi interni al Comune di Benevento, vinti dal 100% dei sindacalisti partecipanti

23 marzo, 2011

Gazzetta di Benevento del 15 marzo 2011

Cgil, Cisl e Uil attaccano lo Slai Cobas dopo la presentazione tenuta ieri del dossier sui CONCORSI interni al Comune di Benevento. Le loro, dicono i sindacati confederali, sono considerazioni alquanto fantasiose e totalmente prive

burocrazie

La casta sindacale
di Cosimo Scarinzi

 

È nata una nuova casta, quella dei “castologi”, vituperatori della casta e delle sottocaste. Cerchiamo di capire che cosa caratterizzi la burocrazia sindacale.


sindacato”, Bompiani, Milano 2008.

Com’è noto, da qualche tempo hanno uno straordinario successo libri, saggi, articoli volti a denunciare la cosiddetta casta intesa come una costellazione di gruppi sociali privilegiati (1).
Per comprensibili ragioni, la casta additata per antonomasia al pubblico disprezzo è quella politica. 
D’altro canto, la denuncia dei privilegi e della corruzione della casta stessa e, preso, l’abbrivio, delle sottocaste è divenuta una redditizia professione (2) al punto che non sarebbe eccessivo parlare di castologia e di una vera e propria casta dei vituperatori della casta.
È mio convincimento profondo che il dir male della classe politica non abbia, in sé, alcuna valenza sovversiva. Il “piove governo ladro!” non è poi una novità e molti dei moralisti da bar che si dedicano a quest’attività sono nella loro vita personale non migliori dei tanto disprezzati politici dai quali li divide solo una condizione che meno favorisca l’appropriazione di pubblico denaro e, quando si danno alla politica, diversi di questi moralizzatori si dimostrano assolutamente corrompibili come e più di quanto lo sono gli oggetti delle loro polemiche.
Quando, però, libri come quelli di Stella e Rizzo vendono più di un milione di copie, quando Beppe Grillo riempie le piazze, è opportuno domandarsi, per un verso, se siamo di fronte a fenomeni che vanno oltre la chiacchiera da bar e, per l’altro, di che qualità è questa corrente di pensiero e a cosa è funzionale.
Alla prima domanda azzarderei una risposta assolutamente provvisoria. Vi è, in ampi settori dell’opinione pubblica, un discreto interesse per il funzionamento della sfera politica. Se così non fosse non si spiegherebbe il successo di trasmissioni televisive dedicate, appunto, alla dialettica politica ed ancor meno quello di libri come quelli di Stella, Travaglio, Livadiotti.
In altri termini, la tanto disprezzata sfera della politica è oggetto di interesse e lo è, in misura decisamente più che proporzionale da parte della classe media semicolta, quella che, per intendersi, si leva al mattino e guarda Omnibus su TV 7 e Il Caffè sulla Terza rete. 
A cosa miri la polemica contro la/le casta/e è un po’ più difficile da comprendersi ma non siamo di fronte ad un mistero irrisolvibile.
Nel caso del libro di Stefano Livadiotti, è evidente la volontà di stupire e scandalizzare il lettore raccogliendo una massa, per la verità, un po’ disordinata di notizie, casi, opinioni sul misterioso universo dei sindacalisti.
E, per la verità, molte delle informazioni raccolte hanno un fondamento di realtà. Pagine e pagine sono dedicate alle forme di finanziamento dei sindacati, alla pletora di funzionari, distaccati, delegati e al loro ruolo di freno rispetto ai processi di innovazione della pubblica amministrazione, alla loro attitudine “conservatrice”.
È interessante, però, notare che Livadiotti si concentra sull’universo del pubblico impiego e, in altre parole, sul settore dove tradizionalmente i dirigenti sindacali sono anche dirigenti dell’amministrazione, dove le carriere si intrecciano, dove sistema dei partiti ed apparato sindacale si sovrappongono. 
Suo interesse è, di conseguenza, denunciare i privilegi della casta sindacale, per un verso, e quelli dei pubblici dipendenti, per l’altro, intesi essi stessi come macrocasta.
Viste le recenti esternazioni del ministro Renato Brunetta è probabile che, a breve, assisteremo a nuovi tentativi di mettere in pratica la grande moralizzazione del pubblico impiego che da decenni viene invocata da destra e da sinistra. 
Come poi finiranno è un altro discorso se si considera che uno dei supporter più decisi di Brunetta è il surreale Raffaele Bonanni, segretario generale della CISL ed espressione fisica, direi carnale, di quel mondo di travet che Brunetta minaccia di annientare.
Un fatto è, però, certo: un’azione volta a colpire i “privilegi” reali o presunti dei dipendenti pubblici non potrà che suscitare forme di resistenza da parte di coloro che ne saranno colpiti e soprattutto da parte dei molti lavoratori pubblici che sentono quest’attacco come profondamente ingiusto visto che è ragionevole supporre che i furbastri sono proprio quelli più capaci di correre in soccorso al vincitore e, nella fattispecie, alla destra aziendalista.

Scontro frontale?

Insomma, mi pare assolutamente evidente che il buon Livadiotti esprime l’umana ostilità del cittadino medio contro il funzionario pubblico e lo fa in maniera sovente divertente. 
Diversi dirigenti sindacali, siano di CGIL-CISL-UIL o dei sindacati corporativi loro sodali e concorrenti, vengono descritti con gusto nel loro ruolo di eroi del sindacalismo delle mezze maniche.

Ma Livadiotti ha chiaro quale sia il modo per fare male alla burocrazia sindacale: colpirla nel portafoglio e lo dice apertamente quando scrive:

“All’inizio degli anni ottanta, quando la lady di ferro Margaret Thatcher decise di regolare i conti con lo strapotere delle Trade Unions, puntò dritto al loro sistema di finanziamento.”

Il fatto è che il secondo governo Berlusconi, 2001-2006, non ha nemmeno provato a colpire la casta sindacale, al contrario si è appoggiato a CISL e UIL e cioè ai settori più corrotti del sindacato confederale, per non parlare dei sindacati autonomi corporativi, per isolare la CGIL. Una politica, se vogliamo, di destra ma certo non una politica liberista.
Nulla induce chi scrive a ritenere che il terzo governo Berlusconi punterà ad uno scontro frontale con l’apparato sindacale ed, anzi, vi sono ragioni per ritenere che cercherà una mediazione e troverà interlocutori disponibili come dimostra la recente scelta di CGIL-CISL-UIL di “proporre” a confindustria e governo una “riforma della contrattazione” che concede tutto il concedibile per quanto riguarda retribuzioni e diritti in cambio della salvaguardia del potere e delle risorse dei sindacati concertativi.
Per dirla tutta, si denuncia la burocrazia sindacale per colpire i lavoratori.

Chi verrà sicuramente colpito, infatti, dall’asse confindustria-governo-apparato sindacale è il lavoro dipendente e le prime avvisaglie si vedono.
Da che parte stia Livadiotti, giornalista de “L’Espresso” e, con ogni evidenza, sinistro di destra lo rende evidente una frase a pagina 214 del suo libro:
”Negli Stati Uniti, all’inizio degli anni ottanta, i controllori di volo abbandonarono tutti insieme gli schermi radar. Erano tanti: 12 mila. E si sentivano forti. Ronald Reagan, all’epoca inquilino della Casa Bianca, li licenziò in blocco e poi si ritirò in vacanza nel suo ranch. In televisione mandò il ministro dei trasporti Drew Lewis, che tagliò corto: ‘Lo sciopero è risolto perché gli scioperanti sono stati licenziati ’. Indimenticabile.”
Appunto, indimenticabile e indicativo. La denuncia, fondata, della natura corrotta e conservatrice della burocrazia sindacale, quella, sovente demagogica, ma con qualche fondamento delle sacche di parassitismo nel pubblico impiego, portano ad un obiettivo vero e radicale: la distruzione dei diritti e dello stesso movimento dei lavoratori, una vera e propria rivoluzione conservatrice che individua in un generico cittadino il soggetto da scagliare contro i “privilegiati”, soprattutto se sottoprivilegiati o, banalmente, collocati nel posto sbagliato al momento sbagliato.
E, per di più, quest’attacco avviene con argomentazioni in parte condivisibili e, se vogliamo, “di sinistra” e proprio per questo motivo merita la massima attenzione critica.

Si tratta, allora, dal punto di vista di classe, di legare la critica alla casta a quella della funzione sociale della casta stessa e cioè a quella di garantire al padronato pubblico e privato la sottomissione del lavoro dipendente.

Cosimo Scarinzi
coordinatore nazionale CUB Scuola

Note

  1. Carattere specifico di questo tipo di denunce è il dimenticare, diciamo così, la contraddizione capitale lavoro, per un verso, ed il carattere unitario del dominio, per l’altro. Si denunciano privilegi di singoli gruppi ma mai la natura stessa della società che produce questi privilegi e, soprattutto, il privilegio di classe appare come naturale con l’effetto di criticare il costo eccessivo dei meccanismi di integrazione sociale senza domandarsi mai il perché vi sia necessità di investire risorse per garantire l’integrazione sociale.
  2. Si possono leggere, a questo proposito, i notissimi:
    Stella Gian Antonio, Rizzo Sergio – La casta. Così i politici italiani sono diventati intoccabili – Rizzoli 2007
    Stella Gian Antonio, Rizzo Sergio – La deriva. Perché l’Italia rischia il naufragio – Rizzoli 2008.

di fondamento

Dopo la conferenza stampa di ieri, tenuta dello Slai Cobas in cui è stato presentato il dossier attraverso il quale è stato chiesto l’annullamento dei CONCORSI interni al Comune di Benevento e le dimissioni dell’assessore al Personale, Cosimo Lepore, è giunta la risposta dei sindacati Cgil Fp, Cisl Fp e Uil Fpl, in una nota a firma dei rispettivi segretari Felice Zinno, Gaetano Simeone ed Antonio Pagliuca.

A loro avviso, le considerazioni mosse dallo Slai Cobas sono “alquanto fantasiose” e “totalmente prive di fondamento”.

“La scelta di effettuare la prova scritta – si legge – con quiz a risposta multipla è stata avallata anche dallo stesso Slai Cobas, contro il parere di altri sindacalisti che invece avrebbero preferito lo svolgimento di prove con testo libero.

Prove, appunto, che avrebbero fornito maggiori garanzie circa l’accertamento delle capacità attitudinali a svolgere il lavoro di categoria superiore; il termine dei 20 giorni per la convocazione alle prove scritte e orali è stato assolto mediante convocazione sia per la prova scritta che per quella orale, tenuto conto che le materie d’esame erano le stesse per ambedue le prove.

In buona sostanza, i candidati non hanno ricevuto alcun documento da tale scelta, in quanto hanno avuto il preavviso dei 20 giorni per la preparazione alle prove d’esame, così come previsti dal decreto n°487/1994; per quanto attiene la scelta dei quiz da somministrare ai candidati, le scriventi ritengono che il presidente delle commissioni di concorso, Andrea Lanzalone, abbia operato in assoluta trasparenza e linearità, essendo, fino a prova contraria, tutto da dimostrare, da parte dello Slai Cobas, che vi sia stato su questo punto un illecito penale e/o amministrativo”.

“Peraltro – conclude il documento – Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl chiederanno al procuratore della Repubblica di Benevento, Giuseppe Maddalena, di accelerare le indagini in merito, con riserva di eventuali azioni di risarcimento verso coloro che hanno posto in dubbio la buona fede di amministratori, dirigenti, sindacalisti e dipendenti dell’Ente”.

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SLAI COBAS -Comunicato stampa del 16 marzo 2011

Con un lungo ed argomentato dossier abbiamo duramente criticato la decisione dell’amministrazione comunale di Benevento di organizzare, in tutta fretta nello scorso mese di dicembre, i concorsi per la progressione di carriera per 41 dipendenti dell’Ente. E’ davvero significativo che nessuna risposta sia giunta dall’Assessore al Personale, Cosimo Lepore o dal sindaco, Fausto Pepe e che invece la difesa d’ufficio dell’amministrazione sia stata assunta da CGIL, CISL e UIL. I sindacalisti confederali, senza entrare nel merito nelle numerose ed argomentate contestazioni da noi mosse o tentando di confonderle artatamente, minacciano addirittura di chiedere il risarcimento danni anche a nome degli amministratori e dei dirigenti comunali coinvolti nella organizzazione dei concorsi, dimostrando così di essere sempre più protesi alla cogestione degli Enti.

Zinno, Simeone e Pagliuca dimenticano però di ricordare, che diversi lavoratori del Comune hanno contestato, con diffide e ricorsi al TAR, i concorsi superati dal 100% dei sindacalisti della RSU che vi hanno partecipato e dal 25% dei restanti concorrenti.

Meraviglia, ancora di più la nota unitaria alla stampa dei segretari provinciali di CGIL, CISL e UIL se si considera che da oltre 10 anni le tre organizzazioni non esprimevano una posizione unitaria sulle varie questioni riguardanti la organizzazione del lavoro o dei servizi al Comune di Benevento. Molti ricorderanno anche le polemiche della CISL e della CGIL contro la UIL per lo scivolamento della graduatoria degli autisti all’AMTS e le contro polemiche della UIL contro CGIL e CISL a proposito del concorso per impiegati sempre alla Azienda dei Trasporti. Succede invece che la triplice riscopre l’unità sindacale per i concorsi interni al Comune e quando non protesta perché l’ASIA ha speso 580.000 euro per assumere lavoratori interinali per la raccolta differenziata invece di utilizzare i dipendenti dei consorzi per i quali è stata proposta la fregatura della Cassa Integrazione.

Per il coordinamento, Alberto Zollo e Gabriele Corona.

ASL TARANTO – Comunicato sulla “corruzione” sindacalisti cgil-cisl-uil-fials

 

Taranto – martedì, 12 giugno 2007

 

COMUNICATO STAMPA

 

 

Questa mattina abbiamo avuto modo di apprendere dalla prima pagina del Nuovo Quotidiano di Puglia che “tutte le sigle sindacali figurano tra i beneficiari degli incentivi che erano legati ai progetti obiettivo – Stipendi d’oro alla ASL, inchiesta ad una svolta”.

Intendiamo precisare che questa O.S., maggiormente rappresentativa a livello nazionale, con un proprio componente nel C.N.E.L. pur essendo presente nella ASL TA1 con una propria struttura sindacale non ha nulla a che spartire con la problematica oggetto dell’articolo sopra richiamato.

Le lotte a tutela dei diritti dei lavoratori, per la stabilizzazione dei precari, sempre condotta fuori dalle logiche concertative, senza governi amici ha sempre caratterizzato il nostro modo di fare sindacato non limitandoci al momento di protesta ma proponendo concrete e praticabili alternative solo che si volesse valutare con obiettività la situazione difficile della Sanità in questa città e, più in generale nella nostra regione.

La logica della denuncia e del linciaggio non ci appartiene, anche se nei nostri confronti spesso è stata messa in opera una conventio ad escludendum da parte di coloro che intendevano continuare a gestire le proprie rendite di posizione senza la fastidiosa voce fori dal coro di RdB, pertanto non siamo tra quelli che già trinciano sentenze e stilano elenchi di proscrizione: non tocca a noi, non lo abbiamo mai fatto e non cominceremo oggi.

Pur tuttavia chiediamo che questo comunicato sia valorizzato onde non lasciar passare messaggi distorti.

Con ciò intendiamo che sia chiaro a tutti i lettori che non vogliamo asserire di essere meglio di qualcun altro, siamo diversi e lo siamo quando rifiutiamo la concertazione, vera madre di tutti i consociativismi, lo siamo quando isolati dal fronte sindacale lottiamo contro lo scippo del TFR, lo siamo quando non firmiamo il contratto Ministeri giudicandolo contrario agli interessi dei lavoratori e degli utenti e lo siamo quando, senza distinzioni tra lavoratori precari e pubblici manifestiamo le ragioni dei giovani di cui è diventata precaria la vita.

Auguriamo agli organi inquirenti di svolgere proficuamente e per intero il proprio ufficio, agli organi di stampa di continuare a fornire una informazione corretta e ai lavoratori di acquisire la coscienza che con la contro parte non bisogna concertare nulla, bisogna rivendicare il proprio diritto al lavoro, un lavoro buono, non precario e farlo in maniera conflittuale e pulita.

Cerchiamo di farlo, continuiamo a farlo.

 

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I BOIARDI DEI SINDACATI 3 ULTIMA PARTEultima modifica: 2011-03-25T21:34:00+00:00da mobbing21
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